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SCONCERTANTE TENTATIVO DI RIESUMARE LA FEDERCONSORZI: L’OPERAZIONE COSTEREBBE 400 MILIONI DI EURO, PIU’ DELLA SECONDA RATA DELL’IMU AGRICOLA

Scritto il 23-11-2013 da Ufficio stampa | Categoria: Agrinsieme

In una Nazione in sofferenza in molti settori produttivi e in un contesto di difficoltà per tutta la popolazione italiana, c’è ancora una parte della politica italiana che pensa di far rivivere la Federconsorzi regalandogli 400 milioni di euro.

Il primo tentativo è stato fatto attraverso un emendamento alla legge di stabilità, poi respinto, presentato dal senatore Sposetti (Pd, lo stesso partito che nelle passate Finanziarie si era opposto a scelte di questo tipo) che prevedeva l’attribuzione alla Federconsorzi del credito (circa 400 milioni di euro) riconosciuto al sistema consortile per la gestione degli ammassi. La cifra è superiore a quella che servirebbe per escludere i beni agricoli dalla seconda rata Imu.

A dire il vero già nel febbraio del 2010, una pattuglia di undici senatori Pdl, guidata dal presidente della commissione Agricoltura Paolo Scarpa Bonazza Buora, aveva tentato di far passare un emendamento analogo, relativo al decreto Milleproroghe, che fu poi stoppato anche per la mobilitazione del mondo agricolo e del Pd.

Il senatore PD ha così giustificato la sua iniziativa: “Non si tratta di resuscitare la Federconsorzi, ma ci sono delle cose che nella vita vanno chiuse”. Immediato il sostegno a Sposetti da parte di Enzo Gesmundo, segretario organizzativo della Coldiretti, molto interessato  a che il tesoretto finisca …. in buone mani, che è facile intuire quali possano essere.

Gesmundo, per inciso, fu sindaco ai tempi del crack della Federconsorzi e ne attestò, sistematicamente la regolarità di bilanci, di cui schiere di commissari ministeriali e di magistrati hanno sospettato la falsità.  La Commissione d’indagine ministeriale, istituita dal Ministro delle risorse agricole Poli Bortone,  nella relazione conclusiva presentata nel mese di giugno 1995, così si espresse sulle cause del crack: “Gli amministratori e gli organi preposti al controllo dell’azienda, hanno smarrito la via che porta sia all’equilibrio economico d’esercizio, e sia all’equilibrio finanziario e all’efficienza nell’utilizzazione delle risorse”.

Dopo il senatore Sposetti, hanno tentato di riesumare il cadavere della Federconsorzi, regalandogli 400 milioni,  i senatori siciliani Antonio D’Alì e Giuseppe Marinello, che hanno presentato un sub emendamento alla legge di Stabilità.

Il sub emendamento, stando alle dichiarazioni di Antonio D’Alì, sarebbe stato messo a punto in collaborazione con il ministero delle Politiche agricole, il cui inquilino, Nunzia De Girolamo, fa parte dei ministri del Nuovo Centro Destra, cui appartengono anche D’Alì e Marinello. Dichiarazione che il ministro non ha confermato nè smentito, limitandosi a un “no comment”.

“Non eravamo favorevoli e manterremo la stessa posizione”. Questo il commento  di Giorgio Santini – relatore della legge di stabilità all’esame del Senato, che aveva già fermato il tentativo di Ugo Sposetti – al nuovo tentativo. C”è quindi da sperare che il Parlamento metta una pietra tombale sull’emendamento.

“Troviamo scandaloso – ha commentato Agrinsieme – l’ennesimo tentativo, questa volta per mano governativa, di ridar vita a Federconsorzi, uno dei più grandi scandali finanziari del Paese, costretto a chiudere i battenti nel 1991 dopo un crack da 6.000 miliardi di lire che oggi varrebbero quasi 4 miliardi di euro. Piuttosto che trasferire questi vecchi crediti dell’agricoltura all’erede di un soggetto dalla storia alquanto torbida, ci chiediamo se non sia invece più ragionevole in un momento di congiuntura economica difficile, ‘liberare’ queste risorse, che ammonterebbero a circa 400 milioni di euro per dare subito respiro alle aziende agricole, sospendendo ad esempio la seconda rata dell’Imu sui terreni agricoli, o finanziando misure di sostegno al credito o di riduzione del costo della manodopera”.

“Facciamo ora appello al governo, al Ministro delle politiche agricole De Girolamo e a tutte le forze parlamentari – ha concluso Agrinsieme – affinché risorse finanziarie così importanti, che potrebbero dare linfa vitale all’intero comparto agroalimentare, non vengano di colpo trasferite in poche mani”.

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