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Nocciole: Cia Asti, incontro su gestione tecnica ed economica
Scritto il 04-06-2019 da Ufficio stampa | Categoria: Ortofrutta
Che la corilicoltura sia diventata, nel giro di pochi anni, la seconda principale coltura frutticola piemontese è ormai dato assodato, ma proprio per questo il comparto ha bisogno di una sempre più corretta gestione tecnica ed economica. Motivo per cui la Cia di Asti ha organizzato, nella sede di Castelnuovo Calcea l’incontro dal titolo ‘Nocciolo: aspetti tecnico-economici’ in cui sono stati approfonditi i vari aspetti, dagli agronomici ai gestionali, della coltivazione delle nocciole.
Della gestione sostenibile di un noccioleto, secondo le norme redatte dalla Regione Piemonte, ha parlato il tecnico Cia Francesca Serra, mentre il suo collega, Angelo Cortese, ha trattato il tema dei trattamenti e della necessità di dotarsi di macchinario specifico per una corretta coltivazione del corileto. Sono poi stati illustrati i punti fondamentali del progetto di monitoraggio della cimice asiatica, l’insetto rivelatosi in tempi recenti come il più pericoloso nemico dei noccioleti piemontesi, pensato insieme ad Agrion: la sistemazione di 118 trappole a feromoni in tutto il Piemonte abbinato al sistema del ‘frappage’ (scuotimento) dei noccioli.
Ancora Francesca Serra ha dettagliatamente informato sui costi di gestione di un noccioleto secondo una recente indagine svolta nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo. Costi che variano, a seconda della qualità e delle quotazioni nelle nocciole, e che vedono i possibili margini netti medi di un ettaro di superficie, oscillare da un minimo, del tutto ipotetico, di 550 euro anno ad un massimo di 5500 euro, passando per casi intermedi in cui lo steso margine si attesta sui 3500 euro.
Un appello ad un’opera di costante crescita della qualità – “il parametro che sempre di più sarà alla base delle quotazioni negli anni a venire” – è stato lanciato in chiusura dal presidente provinciale Cia, Alessandro Durando, che dopo aver ribadito la netta contrarietà della Cia a denominazioni territoriali che non siano “Piemonte”, ha sottolineato l’assoluta necessità di collegamenti con gli enti di ricerca per avere corrette indicazioni sulle caratteristiche organolettiche delle nocciole delle varie aree produttive.
“Ricerca scientifica – ha affermato Durando – ma anche aggregazione per fare in modo che siano gli agricoltori a diventare i padroni di se stessi e non i commercianti. La O.P. (organizzazione dei produttori) è una soluzione e su questa strada la Cia sta lavorando, finora con risvolti confortanti, per giungere al più presto alla sua istituzione”.