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Annus Horribilis per l’apicoltura italiana: manca il miele d’acacia, anche in Piemonte
Scritto il 03-06-2019 da Ufficio stampa | Categoria: zootecnia
Annus Horribilis per l’apicoltura in Italia, a causa delle condizioni meteorologiche particolarmente avverse di questa prima parte dell’anno, con perdita di produzione di molti mieli, nello specifico per l’acacia al Nord, il più richiesto dal mercato.E’ quanto emerge dal monitoraggio dei dati produttivi per il mese di maggio condotto dall’Osservatorio Nazionale Miele.
Il report, nell’analisi per regione e area geografica, segnala nel dettaglio che l’abbassamento della temperatura nella primavera 2019 ed il perdurante maltempo ha causato frequentissimi episodi di sciamatura. Si fa presente inoltre che in alcune zone i forti venti hanno causato danni agli alveari e le piogge hanno causato esondazioni di numerosi corsi d’acqua, nelle quali sono stati coinvolti interi apiari.
La mappa regionale registra, nel Nord Ovest e Nord Est, una produzione scarsa di acacia o nulla nel Piemonte, mentre in Lombardia, in pianura, rese da 0 a 5 kg/alveare e inferiori a 10 kg/alveare. In collina e in montagna non si è registrata alcuna produzione e si continua – spiega una nota – a nutrire le api. Molto limitata la produzione di miele di acacia in Emilia-Romagna. Il danno per l’intera area produttiva è ritenuto molto alto, anche se è presto – dicono gli esperti – per una quantificazione dello stesso. Analoga la situazione nel Centro Italia, con una perdita stimata superiore al 70% di miele primaverile (acacia compresa).
La situazione migliora al Sud, ma non per tutte le regioni. Bene in Basilicata per miele di agrumi, soprattutto sulla costa ionica, e per miele di sulla. In Sicilia la produzione è valutata scarsa, con un livello massimo di 15 kg/alveare. In Sardegna, a parte qualche zona, si stima una produzione di miele in calo del 50%.
“L’apicoltura è una preziosa risorsa dell’agricoltura piemontese –sottolinea il Presidente regionale della Cia Gabriele Carenini – Il momento é molto difficile. Urge un sostegno almeno per la mancata produzione di miele, prima che sia troppo tardi. Le nostre migliori realtà produttive devono essere aiutate a sopravvivere”.