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Una Igp per salvare i fiori del Lago Maggiore
Scritto il 31-01-2019 da Ufficio stampa | Categoria: Coltivazioni erbacee
Il terreno ed il clima unico, la tradizione e l’amore per i fiori da parte degli imprenditori agricoli locali hanno fatto sì che nello straordinario territorio che si affaccia sul Lago Maggiore si sviluppasse un vero e proprio distretto produttivo floricolo, su cui però ora spira aria di crisi a causa del dimezzamento dei consumi, della concorrenza dei Paesi nord-europei (Olanda in particolare), della mancanza di promozione e delle prospettive poco incoraggianti in merito al ricambio generazionale.
Le 42 aziende florovivaistiche che fanno capo alla Flor-Coop di Nebbiuno (Novara) – una realtà strutturata con impianti di coltivazione, conservazione e smistamento del prodotto, 160 addetti (titolari e dipendenti), un valore delle vendite che supera gli 8 milioni di euro di cui oltre il 40% realizzato all’estero (Germania soprattutto) – guardano ad un marchio IGP per “dare una spinta” ai fiori del Lago Maggiore.
Manrico Brustia, presidente Cia (Confedarazione italiana agricoltori) di Novara Vercelli Verbano Cusio Ossola, ha promosso un incontro con l’assessore regionale all’agricoltura, Giorgio Ferrero, per illustrare lo stato di salute delle aziende associate alla Flor-Coop.
“Il comparto floricolo – dice Brustia – stenta a riprendersi perché, a differenza di altri comparti, è privo di finanziamenti e fatica a fruire delle agevolazioni previste dai Programmi di sviluppo rurale. Le imprese vogliono continuare, ma negli ultimi anni la redditività si è ridotta, pochi giovani subentrano ai genitori e quindi si rischia la chiusura”.
Sulla mancanza di ricambio generazionale Flor-Coop, con il suo presidente Eugenio Gioria, ha simulato una proiezione a cinque anni, dalla quale emerge un quadro preoccupante: nel 2023 le aziende potrebbero ridursi a 21, la superficie coltivata a 78 ettari, il valore della produzione a poco più di sei milioni, con un’età media dei titolari attorno ai 45 anni.
Che cosa fare per invertire questo declino? “Occorre instaurare rapporti con la Grande Distribuzione – prosegue Brustia – e creare un marchio dedicato ai fiori, come è avvenuto con Piemunto, che promuove i prodotti lattiero-caseari del territorio piemontese, o Piemondina per il riso. Il marchio Igp Fiori del Lago Maggiore potrebbe rappresentare il valore aggiunto, non vogliamo che la floricoltura sparisca da questo territorio”.
Per Eugenio Gioria “servono maggiore sinergia con il turismo e più fondi. I piccoli sostegni per la promozione che gli enti pubblici hanno dato al Consorzio sono da alcuni anni totalmente cessati. I due progetti innovativi (Igp e coltivazione della pianta del tè) presentati sulla misura 16.1 non sono stati approvati”.
L’assessore Giorgio Ferrero spiega: “Per utilizzare fondi di promozione servono marchi di qualità, così come avviene in altri settori (ad esempio il riso di Baraggia Dopo è trainante per altri prodotti e il territorio). La Igp può essere una soluzione, ma ci sono anche altre soluzioni: il Testo Unico sull’agricoltura recentemente approvato dalla Giunta regionale prevede finanziamenti anche per i distretti o strade dedicare ai prodotti. Un marchio territoriale naturalmente faciliterebbe anche la fruibilità di spazi anche nella Gdo. Si può pensare anche a una campagna per abbellire i nostri Comuni (in Piemonte sono oltre 1200), all’arredo urbano. Ma voi dovete essere certificati”.