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Necessaria una normativa europea che introduca l’obbligo dell’indicazione d’origine di tutte le materie prime
Scritto il 01-06-2017 da Ufficio stampa | Categoria: Politica agricola
Sulla Gazzetta Ufficiale del 24 maggio è stata pubblicata la Comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri con cui si rende noto che si è perfezionata positivamente la procedura di notifica alla Commissione Europea dell’articolo 17 della legge n. 161 del 2014, ovvero l’articolo che stabilisce che le aranciate dovranno contenere almeno il 20% del succo d’arancia, invece del 12%, come è oggi.
Provvedimento lodevole, ma con dei risvolti problematici. Innanzitutto la norma del 20% si applica solo alla aranciate prodotte in Italia e vendute nel territorio italiano. Quelle prodotte all’estero con percentuali inferiori di succo continueranno a essere importate e vendute liberamente nel nostro Paese.
Inoltre non c’è alcun obbligo di utilizzare arance italiane. L’effetto di questo provvedimento potrebbe essere un aumento delle importazioni di arance per la produzione di succo dalla Spagna o di succhi concentrati, raffinati e congelati, da Paesi lontani.
Sarebbe stato importante inserire nel provvedimento l’obbligo di indicare la provenienza della materia prima. Se l’’obbiettivo del provvedimento era quello di aiutare i nostri produttori di arance e le nostre industrie, è molto probabile che non venga raggiunto.
L’etichetta d’origine è un fattore decisivo per tutelare l’agricoltura italiana ed i suoi prodotti, ma a tale scopo non bastano le pur lodevoli iniziative del nostro governo. Sarebbe necessaria una normativa europea, che introduca non solo l’obbligo di indicare l’origine di tutte le materie prime, ma anche di descriverne il percorso, coinvolgendo tutti i componenti della filiera alimentare.