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Il momento difficile del mais
Scritto il 22-09-2016 da Ufficio stampa | Categoria: Coltivazioni erbacee
Il mais nazionale ad uso zootecnico il 15 settembre scorso era quotato alla borsa di Bologna tra i 178 ed i 180 euro la tonnellata, il non comunitario ad uso zootecnico 15 euro in più, tra i 193 ed i 195 euro la tonnellata. Una differenza incomprensibile ed ingiustificabile che non solo penalizza, ma anche demoralizza i nostri produttori che stanno perdendo parecchio entusiasmo per il mais. In soli 10 anni la superficie italiana di mais si é ridotta da 1.100.000 nel 2006 a meno di 700.000 ettari nel 2016.
I coltivatori sono delusi non solo perché il mais non garantisce un reddito adeguato e perché il prezzo del mais nazionale, persino il migliore in termini sanitari, è quasi sempre ed immotivatamente inferiore a quello di provenienza extra Ue, ma anche perché si sono trovati ad affrontare in questi ultimi anni un’altra serie di gravi difficoltà, come la limitazione delle conce, la comparsa della Diabrotica e la presenza di micotossine. L’Italia è il Paese europeo con il danno più alto da piralide: temperature notturne alte e umidità favoriscono l’insetto che è considerato tra i maggiori responsabili della contaminazione. Perforando le spighe del mais l’insetto offre la strada alla penetrazione delle muffe che producono le micotossine
Il rischio di contaminazione da micotossine (aflatossine, fumosine, ocratossine, zearalenone, tricoteceni,ecc.) è uno degli ostacoli principali alla coltivazione del mais in Pianura Padana. Sempre più spesso una quota importante della produzione di mais “padano” deve essere distrutta per la presenza di micotossine oltre la soglia consentita. La problematica delle micotossine preoccupa l’intera filiera maidicola nazionale da monte a valle, cioè dall’agricoltore all’utilizzatore finale (industria mangimistica, ecc.).
Il Mipaaf in concerto con le Regioni e le Province Autonome, ha attivato una serie di Programmi di ricerca applicata con lo scopo di individuare percorsi tecnici in grado di ridurre la probabilità di incorrere in contaminazioni tali da influenzare la commerciabilità dei lotti nazionali di cereali, ma allo stato attuale delle nostre conoscenze, nelle nostre condizioni colturali, non esistono metodi di sicura efficacia per contenere le micotossine nel mais ogm free sotto la soglia indicata dalla normativa comunitaria. Alcuni hanno provato a utilizzare, dopo la raccolta, particolari metodi di pulizia della granella (spazzolature, selezionatrici ottiche, vibrovagli), che funzionano abbastanza bene, ma sono costosi e lenti rispetto alle esigenze di mercato. ,
Una soluzione efficace sembra esistere: si chiama mais Bt, nel cui corredo genetico è stata inserita la catena per la produzione di una proteina tipica del Bacillus Thuringiensis ad effetto insetticida. Con mais bt il rischio delle micotossine può essere ridotto di 10-15 volte. Questo lo dicono numerosi studi svolti anche in Italia, ma ai maidicoltori italiani non é data la possibilità di coltivare il mas bt e devono quindi controllare l’infezione ricorrendo principalmente agli insetticidi, con poco successo soprattutto nelle annate calde ed umide, e danni anche per l’ambiente.
Sarebbe ora di aprire una discussione serena, costruttiva e razionale sui costi ed i benefici delle biotecnologie applicate all’agricoltura, ascoltando quel che la comunità scientifica ha da dire, senza chiusure ideologiche o pregiudiziali.
Lodovico Actis Perinetto – Presidente Cia Piemonte