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Il caporalato al contrario
Scritto il 01-08-2016 da Ufficio stampa | Categoria: Politica agricola
“Siamo vittime di un caporalato al contrario, in cui si sfrutta il lavoro degli agricoltori impedendogli di avere un reddito adeguato”. Lo ha detto il Presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino, a proposito dei produttori di grano duro e di frumento tenero che hanno lavorato duramente per un anno per poi trovarsi in azienda un prodotto di ottima qualità che viene pagato molto meno di quanto costa produrlo e quindi, invece di vedersi remunerata la loro fatica, ci rimettono dei soldi.
Il caporalato, inteso come sfruttamento della componente più debole dei lavoratori agricoli, soprattutto immigrati, è una pratica deplorevole, che va combattuta e repressa, ma serve anche una grande azione di responsabilizzazione del mercato per garantire un prezzo equo ai prodotti agricoli. Altrimenti non solo si determina un “caporalato al contrario” nei confronti degli agricoltori, ma si corre il rischio di incrementare nelle campagne il caporalato storico, spesso collegato ad organizzazioni malavitose.
Le norme per sconfiggere il lavoro nero ed il caporalato sono benvenute, ma in parallelo é necessario fare un ragionamento sui prezzi dei prodotti agricoli, sui costi di produzione e su ciò che si deve riconoscere ai produttori. L’iniqua distribuzione del valore lungo la filiera a danno degli agricoltori alimenta la catena dello sfruttamento, per spezzare la quale va aperto un confronto serio su costi di produzione e prezzi.
Non c’è nessuna giustificazione per chi sfrutta la mano d’opera, ma un approccio puramente repressivo al lavoro nero ed al caporalato rischia di essere poco efficace. Per combattere il lavoro nero ed il caporalato occorre affrontare con decisione anche il vecchio e mai risolto problema degli ingiustificabili squilibri all’interno delle filiere.
Lodovico Actis Perinetto – Presidente Cia Piemonte