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RIFORMA ENTI CAMERALI, IN ARRIVO UNA RIVOLUZIONE
Scritto il 25-06-2014 da Ufficio stampa | Categoria: burocrazia
Dopo l’abolizione delle Province, oggi al centro del dibattito è il tema della riforma del sistema camerale italiano, previsto sia nel Dl “Campo libero” dove si prefigura il taglio del 50% dei diritti camerali a carico delle imprese, sia nel Dl “Repubblica semplice” dove il tema viene affrontato in maniera più complessa.In particolare la riforma interessa due aspetti: il modello organizzativo e il sistema degli obiettivi.
La riforma organizzativa prevede la riduzione delle Camere a circa la metà delle attuali (anche se poi circola anche l’ipotesi di un accorpamento regionale) secondo criteri di sostenibilità economica; la revisione dei consigli e delle giunte camerali e il conferimento del patrimonio ad un soggetto di livello regionale.
Per quel che riguarda gli obiettivi e funzioni invece, si propone che le Camere possano svolgere ruoli nuovi come essere tutori delle imprese rispetto alle altre burocrazie, gestire la borsa lavoro nazionale per incrociare domanda e offerta, connettere le imprese ai soggetti che supportano il credito e l’export delle stesse, partecipare ad un processo di digitalizzazione dei territori e delle imprese.
Era veramente necessario tutto questo? Secondo noi si, ma più per un principio di efficientamento che non di costi a carico dello Stato (va ricordato come le Camere di commercio non ricevano nessun trasferimento dal bilancio dello Stato).
Siamo convinti che le Camere di commercio vadano certamente riorganizzate, in molte realtà sono Enti inefficaci per il tessuto delle imprese e inefficienti nella loro sostenibilità, ma vanno invece salvaguardati i modelli che hanno lavorato per lo sviluppo delle infrastrutture, la progettazione comunitaria, l’informazione e la trasparenza dei processi economici e relativamente ai soggetti che operano sui mercati, gli studi di settore, lo sviluppo locale e la progettazione comunitaria.
E poi il registro delle imprese e le altre numerose attività in favore del sistema produttivo, senza il quale torneremmo indietro, sia sul fronte della sicurezza che del necessario sostegno che va comunque assicurato all’economia del territorio.
La proposta di Cia in merito, prevede di contenere, attraverso la razionalizzazione delle Camere per territori omogenei (vanno salvaguardate per le specificità dei territori, per rispondere meglio e in maniera più efficace alle esigenze del sistema produttivo locale come pure delle aree rurali) le spese complessive, attraverso l’introduzione dei costi standard e modelli per servizi di qualità omogenei nei territori.
Le Aziende speciali riteniamo debbano essere riorganizzate su base regionale. Le competenze camerali dovranno essere concentrate e riviste in modo più chiaro all’interno dei livelli di governo che saranno definiti, con lo scopo di salvaguardare il presidio del territorio e la necessaria efficienza operativa.
A supporto di questi aspetti il gruppo di lavoro nazionale ha ribadito il mantenimento della presenza camerale sui territori, la contrarietà all’ipotesi di versamento volontario del tributi camerali e delle iscrizioni delle imprese alle Camere di commercio, la valorizzazione delle specificità e delle buone pratiche messe in campo finora a sostegno del sistema.
Cambiare per migliorare si può, quindi, ma siamo contrari ad un progetto che preveda l’eliminazione della rete intermedia che oggi tiene unita l’Italia. Non vorremmo che, per dare risposta ad una antipolitica oggi dilagante, si vada a materializzare il concetto di “più Stato e meno società”, eliminando uno ad uno i suoi livelli intermedi.