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“CAMPO LIBERO“: IL MINISTRO PROMETTE LOTTA DURA ALLE FRODI ED ALLE CONTRAFFAZIONI
Scritto il 24-05-2014 da Ufficio stampa | Categoria: Consumi
“Il prodotto agroalimentare italiano di qualità rappresenta la carta d’identità del nostro Paese e va assolutamente tutelato. Dobbiamo difendere l’immagine dell’Italia, soprattutto sui mercati internazionali, preservando i nostri produttori e le scelte dei consumatori. Per questo stiamo lavorando a un pacchetto di misure per migliorare le azioni di contrasto alla contraffazione e alla pirateria agroalimentare e le inseriremo all’interno del provvedimento ‘Campolibero’. Si tratta di una battaglia fondamentale per garantire il vero ‘Made in Italy’ sulle tavole dei consumatori di tutto il Mondo. Sul fronte internazionale, inoltre, ribadiamo il massimo impegno per consolidare, in ogni trattativa commerciale dell’Europa verso altri paesi, il divieto di evocazione dei colori, dei riferimenti e dei nomi italiani da parte di altri soggetti”.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commentando le misure che verranno inserite all’interno di “Campolibero” e che prevedono, tra l’altro, un inasprimento delle sanzioni per chi commette il reato di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.
Con le nuove norme viene introdotta, in caso di tale reato, la pena accessoria che stabilisce l’interdizione da cinque a dieci anni dall’esercizio dell’attività professionale, nonché l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per lo stesso periodo.
Viene prevista, inoltre, la pubblicazione della sentenza anche per i reati di contraffazione agroalimentare.
Tutto ciò va benissimo, ma non è sufficiente. Per rafforzare la politica di qualità, difendere la tipicità, contrastare le falsificazioni e rendere il settore agroalimentare ‘made In Italy’ sempre più competitivo, occorre estendere l’obbligatorietà dell’indicazione di origine a tutti i prodotti, trasformati e non, oltre a quelli già previsti nella normativa attuale.
La questione va posta con forza in Europa. L’etichettatura è infatti materia di esclusiva competenza comunitaria. Ogni volta che l’Italia ha tentato di scavalcare l’Europa è stata immediatamente stoppata. Tutte le leggi nazionali fino ad ora approvate dal nostro Parlamento in violazione delle norme comunitarie sono state bocciate dalla Ue e sono rimaste inapplicate.
Il Presidente di Federalimentare Filippo Ferrua ha dichiarato che il made in Italy fatto solamente con materie prime di provenienza italiana è impossibile da realizzare perché l’Italia non ha materie prime alimentari sufficienti per coprire tutte le produzioni italiane e quel che conta è dove e come si trasforma la materia prima, non da dove arriva.
Il Presidente di Federalimentare non ha tutti i torti nel sostenere che l’italianità di alcuni prodotti non è necessariamente legata all’origine della materia prima, ma alla capacità delle aziende italiane di saper fare un prodotto di elevata qualità.
Ci sono settori come quello del cioccolato e del caffè dove il “made in Italy” è molto gradito, non perché produciamo la materia prima, ma perché la sappiamo trasformare, ma sono troppi i prodotti “made in Italy ” realizzati con l’ausilio di materie prime che arrivano da lontano senza che l’origine esotica lasci traccia sull’etichetta.
I consumatori pretendono un atteggiamento più trasparente dalle aziende alimentari. Va inoltre salvaguardato il diritto di chi effettivamente crea prodotti a partire da materia prima nazionale (spesso a costi inevitabilmente più alti), che non deve essere confuso con chi crea prodotti che di italiano hanno solo la manifattura, sulle cui confezioni compare però la stessa bandiera tricolore.
Gabriele Carenini – Vice Presidente Cia Piemonte