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Settembre astigiano e Douja d’Or, le riflessioni dei dirigenti della Cia di Asti sulle manifestazioni del Settembre

Scritto il 15-06-2020 da Ufficio stampa | Categoria: vino

La Cia Agricoltori italiani d Asti, con il presidente Alessandro Durando e il direttore Marco Pippione, interviene nel dibattito sul futuro del Settembre astigiano con alcune riflessioni e proposte. “Partiamo dalle riflessioni: i tempi tecnici per organizzare il concorso nazionale dei vini non ci sono — dicono alla Cia —e la formula stessa della gara enologica, a distanza di mezzo secolo, necessita comunque di essere ripensata. Degustazioni, cene, aperitivi, assaggi di prodotti tipici non possono convivere con i grandi assembramenti di persone che abbiamo conosciuto (e auspicato) nelle passate edizioni. Le norme anti Covid non ammettono eccezioni. Però si possono immaginare e incoraggiare formule nuove: un turismo del vino e dell’enogastronomia diffuso sul territorio”.

E ancora: “In questi anni l’eccellenza enogastronomica raccolta sotto il cappello della Douja si è concentrata nel centro storico di Asti, tra palazzi, cortili, piazze e immancabili tensostrutture che ne oscuravano labellezza e il fascino antico. Quest’anno il capoluogo potrebbe trasformarsi da tappa di arrivo a tappa di partenza. Immaginiamo Asti come l’enoporto che accoglie, informa e indirizza i turisti nei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, offrendo percorsi di visita e di degustazione nelle centinaia di borghi, cantine, cascine, agriturismi e ristoranti che li impreziosiscono— affermano Durando e Pippione – Turisti ed appassionati di vino andranno a scoprire i luoghi di produzione, conosceranno i custodi della tradizione enologica piemontese nel mare verde delle colline e dei vigneti, nelle cantine scavate nel tufo, all’ombra di una torre odi un maniero, in una corte, sotto una pergola o su un terrazzo nelle luci del tramonto”.

Portare gli enoturisti lì dove tutto nasce, nei “Paesaggi della Douja d’Or, nei Paesaggi Patrimonio dell’Umanità”, questa è la scommessa della Cia che prende le mosse da alcuni segnali incoraggianti. “Da quando si è allentato il lockdown, a fine maggio, i telefoni hanno ripreso a squillare— commenta Alessandro Durando — la gente ha voglia di uscire di casa, c’è richiesta sia dal turismo di prossimità sia da tour operator che lavorano con l’estero. Chi risponde alla domanda ‘Siete aperti?’ porta a casa del lavoro. Dobbiamo avere coraggio e rimetterci in gioco: se chiudiamo tutto per troppa prudenza rischiamo di non riaprire più. Perché qualcuno avrà preso il nostro posto. E’ la dura legge del mercato. La storia c’insegna che dai momenti di grande dolore si esce più forti ridisegnando il futuro. Nei primi anni Venti del Novecento Asti rispose alla grave crisi provocata dalla fillossera promuovendo la mostra campionaria dei vini piemontesi. Nel 1952 il presidente Einaudi inaugurò la Fiera dei Vino d’Italia ai giardini pubblici, quella che poi sarebbe diventata la Douja d’Or. Nel 2020 Asti non può chiudersi in sé stessa per l’incubo del Covid”.

Aggiungono i dirigenti Cia: “La Regione, con il presidente Cirio, il vice presidente Carosso, gli assessori Gabusi, Poggio e Propopapa, hanno annunciato all’unisono la disponibilità a sostenere il Settembre astigiano. I tempi sono stretti ma si può fare se ci si mette tutti intorno ad un tavolo: Camera di Commercio, associazioni di categoria, Consorzi, Fondazioni, enti locali, aziende, operatori turistici, tutti coloro che hanno sostenuto la Douja d’Or in questi anni”.

Aziende agricole, cantine, agriturismi e ristoranti, professionisti dell’accoglienza sono pronti a rimboccarsi le maniche e a inventarsi nuove formule di accoglienza e di intrattenimento: “Si possono stabilire degli standard di accoglienza, in modo da mantenere alta e omogenea la qualità dell’offerta — spiegano Durando e Pippione — tutti sono pronti a fare la loro parte se c’è un forte supporto sulla comunicazione, poca burocrazia e qualche contributo per abbassare i costi organizzativi”.

Fonte: La Stampa

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