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Vino: “Non fanno più ordini neanche quelli che non pagano”
Scritto il 18-04-2020 da Ufficio stampa | Categoria: vino
Un vecchio modo di dire usato in tempi di crisi, quando le vendite stagnavano, è tornato in auge tra i produttori di vino: “Non fanno più ordini neanche quelli che non pagano”. Questo modo di dire rappresenta bene la situazione attuale.
I vini di alta gamma come il Barolo e il Barbaresco sono venduti per oltre il 70% nel canale della ristorazione, delle enoteche e dei wine bar, mentre all’estero la percentuale è solo di poco più bassa. Ma oggi i tradizionali canali di vendita di questi nobili vini piemontesi sono fermi. L’e-commerce funziona, ma non basta per supplire al calo delle vendite.
I produttori sono disorientati. Quanti ristoranti e locali riapriranno dopo questa crisi? Quanti saranno in grado di comprare i vini di alta gamma? E chi avrà voglia di sedersi a un tavolo, con il rischio di avere uno sconosciuto a poca distanza?
I vini di alta gamma non hanno neppure lo sfogo dei supermercati, a differenza di Dolcetto e Barbera, le cui vendite nella grande distribuzione organizzata sembra invece che stiano andando abbastanza bene.
Intanto, la filiera nazionale del vino – che unisce Cia, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative Italiane, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi – ha nuovamente scritto al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, proponendo quattro azioni concrete per fronteggiare la crisi, dopo le richieste economiche e fiscali già avanzate: uso dell’alcol di emergenza, distillazione controllata, vendemmia verde e ammasso privato per una parte del quantitativo in giacenza.
Le aziende hanno bisogno di risposte.