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Vino: Carenini, pensare fin da subito ad una grande azione promozionale istituzionale dedicata ai mercati esteri molto importanti per il vino piemontese
Scritto il 27-04-2020 da Ufficio stampa | Categoria: vino
Secondo i dati del ministero delle Politiche agricole le giacenze di vino al 31 marzo nelle cantine erano a quota 54 milioni di ettolitri (un volume pari all’intera produzione di un anno). Le vendite sono in netto calo. In Piemonte si stima tra il 60 e il 70% in meno. I dati positivi sulle vendite online di vino non possono certo invertire il senso del disastro per le cantine italiane, dovuto alla mancata richiesta da parte di ristoranti, bar, alberghi e catering, ma anche all’azzeramento delle esportazioni. Se la situazione non si sblocca, ma é impensabile che cio’ possa avvenire in tempi brevi, gli stock di vino con la prossima vendemmia esploderanno e i prezzi nel giro di pochi giorni potrebbero crollare.
L’associazione degli industriali Ue ha avanzato un pacchetto di misure che puntano sul congelamento dei fondi non spesi del bilancio Ue e destinati al vino (con le Ocm di settore). “Per sostenere il recupero dei mercati – ha detto il segretario del Ceev, lo spagnolo Ignacio Sànchez Recarte – chiediamo ulteriore flessibilità per i programmi di promozione, un’Iva ridotta temporanea per i prodotti vitivinicoli e l’adozione di un quadro moderno per la vendita a distanza”.
Iniezioni di liquidità, distillazione, vendemmia verde, riduzione delle rese produttive sono le misure richieste dalla filiera del vino, che sembrano le uniche strade percorribili in questa fase di cortocircuito del mercato del vino, stretto tra giacenze e nuova vendemmia all’orizzonte da un lato, e una domanda fiacca dall’altro.
“La situazione è molto difficile – afferma il Presidente regionale della Cia Gabriele Carenini -.Le ripercussioni in termini di impatto economico non sono ancora definibili. La speranza dei nostri produttori è che qualcosa possa cambiare in meglio nella seconda metà dell’anno, ma viste le restrizioni che verranno imposte a ristoranti e bar e la crisi delle attività turistico-ricettive, compresi gli agriturismi, gli effetti positivi, se ci saranno, non potranno che essere molto limitati. Il coronavirus ha inoltre fermato l’export di vino, fondamentale per la sopravvivenza del settore in Piemonte. Più del 60% del vino piemontese prende infatti la via dell’estero. Bisogna che il Governo dia urgentemente una risposta alle richieste della filiera del vino e che si pensi fin da subito a mettere in piedi una grande azione promozionale istituzionale dedicata ai mercati esteri. I produttori non intendono abdicare al loro ruolo e vogliono continuare a coltivare le vigne, ma devono essere messi nelle condizioni di poterlo fare”.