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Approvato il primo Piano triennale di contrasto al caporalato, ma occorre affrontare con decisione anche il vecchio e mai risolto problema dello “strapotere” della Gdo
Scritto il 24-02-2020 da Ufficio stampa | Categoria: agroalimentare
E’ stato approvato il primo Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato (2020-2022). Lo ha annunciato una nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il piano del governo per la lotta al caporalato è portato avanti, oltre che dal ministero del Lavoro, dal ministero dell’Agricoltura e dell’Interno.
La piaga del caporalato, che affligge in particolare il settore ortofrutticolo in alcune parti d’Italia, non solo al Sud, deve essere combattuta senza se e senza ma. Quello del caporalato è un triste fenomeno che danneggia l’immagine e il lavoro onesto della maggioranza delle imprese e cooperative agricole.
Ma non si può affrontare il problema solo andando ad agire sull’ultimo miglio, cioè sul rapporto tra azienda agricola e operaio sfruttato. Per combattere davvero il caporalato ed il lavoro nero nelle campagne occorre anche affrontare con decisione il vecchio e mai risolto problema dello strapotere della Grande Distribuzione Organizzata.
Le catene della Gdo fanno sempre più dell’abbassamento dei prezzi al consumatore il principale elemento della propria strategia di marketing. A colpi di aste al ribasso, promozioni ed altre pratiche sleali distruggono il mercato e massacrano soprattutto i produttori ortofrutticoli.
Gli agricoltori e le loro cooperative sono spesse costretti ad accettare questi comportamenti scorretti, nel timore che i grandi rivenditori mettano fine alle relazioni commerciali. Un vero e proprio “effetto paura”, che spesso obbliga gli agricoltori a vendere in perdita. Quando i prodotti agricoli vengono sistematicamente sottopagati, l’agricoltore ha due possibilità: o chiude e vende tutto, oppure in qualche modo cerca di stare in piedi scaricando il costo dello sfruttamento subito anche sui lavoratori.
È venuto il momento che il Mipaaf si attivi per mettere definitivamente al bando le aste al ribasso dei prodotti agricoli, l’imposizione di sconti fuori contratto, le promozioni decise unilateralmente, i contributi per il posizionamento sugli scaffali o per l’apertura di nuovi punti vendita. Ne va della sostenibilità economica e sociale dell’agricoltura.