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Poco più del 13% le aziende agricole in Piemonte condotte da giovani. Carenini: necessarie misure più incisive per favorire il ricambio generazionale
Scritto il 27-01-2020 da Ufficio stampa | Categoria: agroalimentare
L’invecchiamento degli addetti in agricoltura rappresenta un fenomeno comune a tutti i paesi dell’Ue, sebbene il problema sia più marcato in alcune regioni tra cui il Piemonte. Nell’ultimo decennio in Piemonte, la presenza di titolari con 40 anni o meno è andata calando fino al 2015 toccando la percentuale minima dell’11,2% sul totale. Tuttavia, a partire dal 2016, si è registrata un’inversione di tendenza confermata anche nelle due annate successive (13,4% nel 2018 per un totale di 6.656 aziende, fonte Anagrafe Agricola Regione Piemonte).
Dai giovani agricoltori dipende non solo la capacità produttiva attuale, ma anche, e soprattutto, quella futura. I giovani garantiscono le prospettive di sostenibilità e qualità delle attività agricole e, in senso più ampio, la vitalità stessa delle aree rurali. Per queste ragioni è fondamentale sostenere il ricambio generazionale in agricoltura con investimenti che possano garantire le redditività delle aziende al loro primo insediamento e la loro permanenza nel settore agricolo.
La Pac vigente ha messo in campo una serie di misure per favorire il ricambio generazionale, ma le cifre del pagamento giovani offerte dal primo pilastro sono piuttosto modeste. Quanto agli interventi previsti dal secondo pilastro, pur generosamente incrementati, non sembrano in grado di creare un incentivo sufficiente per favorire concretamente l’ingresso e l’avviamento di nuovi imprenditori in agricoltura. Ciò è ancor più vero per il nostro Paese, dove le condizioni del mercato fondiario rappresentano un ostacolo notevole, e spesso insormontabile, per i giovani che aspirano a diventare imprenditori agricoli, ma non appartengono a famiglie agricole. L’acquisizione della terra, fattore della produzione irrinunciabile, e la consistenza degli investimenti necessari, sono al momento ostacoli non facilmente superabili per i giovani.
La nuova Pac dovrà quindi fare in modo che i giovani che intendono intraprendere un’attività agricola abbiano un più facile accesso alla terra e ai capitali e siano aiutati a far durare la loro attività.
Altro tassello fondamentale per favorire il ricambio generazionale è assicurare un assegno pensionistico dignitoso per consentire agli agricoltori anziani di andare in pensione. Oggi la media degli assegni pensionistici per gli agricoltori italiani è di circa 400 euro al mese. Tale situazione spinge molti produttori anziani a continuare l’attività, frenando di fatto il ricambio generazionale.
Se la questione di una pensione dignitosa per gli anziani non verrà risolta, se la Pac non diventerà più “generosa” nei confronti dei giovani, se non si renderà più agevole l’accesso alla terra e se non si porrà mano ai cronici handicap che pesano sul settore primario, dal sistema fiscale oppressivo, all’eccesso di burocrazia, alle sperequazioni nella distribuzione delle risorse all’interno delle filiere ecc.ecc che riducono l’attrattività dell’attività agricola, l’ingresso dei giovani nel settore agricolo é destinato a procedere meno velocemente di quanto sarebbe necessario.
Gabriele Carenni – Presidente Cia Piemonte