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Studio Ue, più immigrati nei campi, tendenza forte in Italia
Scritto il 03-09-2019 da Ufficio stampa | Categoria: agroalimentare
In agricoltura trovano occupazione regolarmente circa 350.000 stranieri provenienti da ben 155 Paesi diversi e rappresentano quasi un terzo del totale del lavoro necessario nelle campagne italiane.
Il rapporto sulla migrazione e le aree rurali, pubblicato dal Centro comune di ricerca (Ccr) della Commissione europea, informa che la percentuale dei lavoratori stranieri impiegati in agricoltura rispetto al totale dei migranti è pari al 20%.
Cuneo è al quinto posto tra le province italiane con oltre 13.000 stranieri regolari occupati in agricoltura.
Se di colpo sparissero tutti gli immigrati dai campi italiani, secondo un rapporto della Fai Cisl – Federazione Agricola Alimentare Ambientale Industriale Italiana, dal titolo “Il nuovo volto dell’integrazione”, la produzione di materia prima calerebbe di almeno il 25%.
I lavoratori migranti sono importanti in particolare nelle aree dove è forte la domanda di lavoratori stagionali per la produzione di frutta e ortaggi. Ma anche i prodotti tipici della buona tavola italiana, dal formaggio al vino, dal prosciutto alla mozzarella, dipendono sempre più dal lavoro di mani straniere “che sanno affrontare in modo specifico e avanzato i problemi dei singoli segmenti produttivi” dice ancora il sindacato che indica come esempi eccellenti la comunità indiana e quella pakistana per la zootecnia, quella tunisina per la pesca, la rumena e la macedone per la pastorizia, la polacca per l’ortofrutticolo, quella senegalese, tunisina e marocchina per la raccolta di olive, uva e pomodori. In linea generale, sono 12 le nazionalità che rappresentano da sole l’85% del totale: Romania, India, Marocco, Albania, Polonia, Bulgaria, Tunisia, Macedonia, Senegal, Slovacchia, Pakistan, Moldavia.