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Accordo Ue/Giappone, record delle esportazioni agroalimentari italiane (più 61%). Bene anche le esportazioni verso il Canada
Scritto il 20-09-2019 da Ufficio stampa | Categoria: agroalimentare
E’ record delle esportazioni agroalimentari italiane in Giappone. Da inizio anno sono stati venduti al Paese del Sol Levante prodotti per un valore di oltre un miliardo di euro con una crescita del 61% su base tendenziale. Le esportazioni sono aumentate sensibilmente grazie all’entrata in vigore del trattato tra Unione Europea e Giappone(Jefta) che ha eliminato la maggior parte delle tariffe che l’Europa paga per esportare i suoi prodotti agroalimentari verso quel Paese.
Con il Jefta sono state riconosciute 45 indicazioni geografiche italiane (nello specifico 19 per prodotti agroalimentari e 26 per vino e alcolici) che rappresentano il 90% del valore dell’export agroalimentare delle denominazioni del nostro Paese, rendendo al contempo illegale la vendita di prodotti di imitazione. Il Giappone rappresenta oggi, il sesto partner commerciale per l’Italia fuori dai confini Ue.
Soddisfacenti anche i numeri relativi al Ceta, l’accordo Ue-Canada. Nei primi sei mesi del 2019, la crescita dell’export agroalimentare nazionale sul mercato canadese è stata del 16%, quando a livello mondiale l’incremento per lo stesso periodo, è stato molto più contenuto e non oltre il 5%.
Complessivamente, da inizio anno, sono stati spediti nel mondo oltre 25 miliardi di euro di prodotti agroalimentari Made in Italy (più 7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Di contro, più contenuto è stato l’aumento delle importazioni che ha portato ad un dimezzamento del disavanzo commerciale (-52%), che si è attestato appena al di sopra del miliardo.
Emerge un significativo trend positivo dell’export agroalimentare italiano, che se confermato a fine anno, vedrebbe le vendite estere arrivare a sfiorare i 45 miliardi di euro.
“In un momento di profonda crisi del multilateralismo, dove dazi, innalzamento di barriere e ostacoli al commercio internazionale la fanno da padrone – commenta il Presidente regionale della Cia Gabriele Carenini – gli accordi bilaterali, se ben gestiti e governati, rappresentano un’opportunità da cogliere, non da respingere”.
“In assenza di accordi commerciali – continua Carenini – é anche difficile contrastare il cosiddetto Italian sounding, un fenomeno che nel mondo ha assunto proporzioni enormi. Si calcola che valga una sessantina di miliardi. Grazie al Ceta, ad esempio, è stato introdotto in Canada per molti prodotti, tra cui il vino, il divieto di evocazione: ossia il divieto di apporre segni, scritte e qualsiasi richiamo che possano evocare il made in Italy sulle confezioni di cibo, mentre prima c’era totale libertà”.