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Perché il consumatore non deve sapere da quale Paese arriva il miele?
Scritto il 29-07-2019 da Ufficio stampa | Categoria: zootecnia
Nel 2018 sono stati acquistati dall’estero 28 milioni di kg di miele, spendendo 85 milioni di euro. Circa la metà del miele importato in Italia arriva dall’Ungheria. O meglio: si dice che arrivi dall’Ungheria, ma non è escluso che sia miele triangolato dall’Ungheria per evitare di pagare i dazi doganali.
Una quota importante del miele che viene immesso sul mercato italiano arriva anche dalla Cina. Sulla qualità del miele cinese é lecito nutrire dei dubbi tanto che l’europarlamentare Paolo De Castro ha chiesto all’Ue di fermare “il miele cinese prodotto con metodi artificiali” perché “mentre nell’Ue il miele prodotto dalle api deve essere essiccato e maturato nell’alveare senza l’aggiunta di sostanze estranee, in Cina non c’è l’obbligo di rispettare il processo naturale di disidratazione operato dalle api, lasciando spazio a lavorazioni industriali che possono modificare sostanzialmente il prodotto finale“
Il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze francese ha ufficialmente chiesto alla Commissione Ue di rendere obbligatoria la menzione di tutti i Paesi d’origine dei mieli che compongono le miscele che i confezionatori immettono sul mercato nazionale ed europeo, al posto delle generiche indicazioni “Miscela di mieli originari della Ce”, “Miscela di mieli non originari della Ce” o “Miscela di mieli originari e non originari della Ce”.
L’Italia dovrebbe sostenere la proposta francese. In questo periodo l’apicoltura italiana, a causa dell’andamento climatico avverso sta vivendo una crisi drammatica. Nella prima parte della campagna 2019, la produzione nazionale si è quasi dimezzata. In Piemonte la produzione di miele d’acacia é stata quasi nulla. Aumenteranno quindi le importazioni di mieli dall’estero ed è giusto che i consumatori sappiano con esattezza da quali Paesi provengono. La Commissione, invece, ritiene che le disposizioni in vigore siano sufficienti e non intende proporre ulteriori atti legislativi o norme in materia.