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L’Ente Nazionale Risi in tribunale per contrastare il ricorso presentato dalla Cambogia
Scritto il 18-07-2019 da Ufficio stampa | Categoria: Coltivazione erbacee
Il Governo cambogiano e la Cambodia Rice Federation hanno presentato ricorso al Tribunale dell’Unione europea per chiedere l’annullamento del regolamento di esecuzione della Commissione (Ue) n. 2019/67 che ha istituito misure di salvaguardia in relazione alle importazioni di riso lavorato Indica originario della Cambogia e del Myanmar. Secondo i Cambogiani, non ci sono prove che le difficoltà affrontate dall’industria dell’Unione Europea siano una conseguenza diretta del volume e dei prezzi delle importazioni dalla Cambogia.
L’Ente Nazionale Risi intende partecipare al dibattimento per sostenere le ragioni italiane: “ perché le concessioni ai PMA – spiega il Presidente Paolo Carrà –ledevano le produzioni europee e di esse non godevano le popolazioni rurali della Cambogia, ma grandi società commerciali. Sosterremo le nostre ragioni”.
La Commissione ed anche lo Stato Italiano interverranno in giudizio.
“L’Ente Nazionale Risi ha dato mandato allo studio legale che per suo conto aveva già curato l’iter dell’applicazione delle misure di salvaguardia per chiedere di essere ammesso in giudizio in qualità di parte interessata. Per fare ciò, a breve, l’Ente depositerà istanza di intervento in giudizio per supportare le tesi difensive della Commissione europea a tutela degli interessi della filiera risicola italiana e, indirettamente, di quella europea. Nelle prossime settimane la richiesta di intervento da parte dell’Ente sarà valutata dai giudici del Tribunale dell’Unione europea”.
“La Cia del Piemonte – dichiara il Presidente regionale Gabriele Carenini – si é battuta per l’introduzione delle clausola di salvaguardia e si oppone a che vengano fatte ulteriori concessioni sul riso negli accordi di libero scambio in corso di negoziazione e in quelli futuri. E per tutto il riso di importazione chiede che in etichetta venga indicata l’origine e si accerti che sia prodotto nel pieno rispetto degli standard ambientali, sociali e fitosanitari europei”.