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I marchi italiani in mano agli stranieri: giusto preoccuparsi, ma senza esagerare
Scritto il 03-06-2019 da Ufficio stampa | Categoria: Prodotti tipici
Lactalis ha messo a segno un altro colpo in Italia ed ha rilevato l’intero capitale di Nuova Castelli, società che produce e distribuisce il Parmigiano Reggiano.
La Lactalis non gode di grande simpatia tra i produttori di latte, essendo finita in più occasioni nell’occhio del ciclone per non aver onorato i contratti con i conferenti. In Piemonte si ricorda ancora quando nel novembre del 2015 la Galbani, facente parte del gruppo Lactalis, bloccò senza preavviso il ritiro del latte di centinaia di produttori della nostra Regione. Un’azione che l’Assessore all’agricoltura Giorgio Ferrero definì “indegna”.
E’ giusto quindi preoccuparsi, ma senza scatenare inutili allarmismi. Innanzitutto la Nuova Castelli produce circa centomila forme di Parmigiano-Reggiano, a fronte di una produzione complessiva annua di 3milioni e 700mila forme. Parlare di svendita del Parmigiano Reggiano ai francesi é pertanto esagerato.
Inoltre la Nuova Castelli era già in mani straniere. L’80% del capitale era infatti detenuto dal fondo di investimento inglese Chartherhouse Capital Partner. La “svendita allo straniero” era già avvenuta.
“L’acquisizione non minaccia la produzione del Parmigiano Reggiano che resta italiana e non è delocalizzabile – spiega il Presidente nazionale della Cia Dino Scanavino -. Il disciplinare è riconosciuto e tutelato a livello europeo e prevede l’utilizzo di latte prodotto esclusivamente nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna alla sinistra del fiume Reno e Mantova alla destra del Po”.
Nessun rischio, quindi, per il consumatore finale.Le caratteristiche del Parmigiano Reggiano resteranno quelle che lo rendono da secoli un prodotto di altissima qualità apprezzato in tutto il mondo.
“Le acquisizioni straniere sono ben accette se migliorano le performance delle aziende acquisite – aggiunge il Presidente regionale della Cia Gabriele Carenini-. Non tutte le storie però sono state positive.E’ necessario che il sistema politico e istituzionale presti maggiore attenzione alla difesa delle aziende e dei marchi storici che rendono l’agroalimentare famoso ed apprezzato in tutto il mondo”.