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Ortofrutta, nel 2018 la peggior campagna di export degli ultimi dieci anni
Scritto il 09-05-2019 da Ufficio stampa | Categoria: Ortofrutta
Dai dati di Cso Italy, la produzione di ortofrutta italiana del 2018 è stata di 23 milioni 841 mila tonnellate, con un volume pressoché stazionario rispetto all’anno precedente (-0,2%). L’Italia rimane leader nella produzione ortofrutticola a livello europeo. Il peso dell’ortofrutta all’interno del valore della PLV Agricola rappresenta ben il 30%.
L’ortofrutta è un settore strategico anche per l’economia agroalimentare piemontese. Occupa una superficie di 55.830 ettari. Incide per il 14% sulla PLV regionale. Le aziende attive (registrate nell’anagrafe agricola regionale) sono 10.850, di cui circa 1.700 orticole, 1200 dedicate alla coltivazione di patate, 7.950 frutticole. Le specie maggiormente significative, in termini di superficie del territorio sono mele, pesche e nettarine, kiwi, nocciolo, castagno.
Per il comparto è suonato un campanello d’allarme che non può essere trascurato: il crollo dell’export nel 2018. Analizzando gli ultimi dieci anni siamo alla peggior campagna di export mai realizzata.
Dopo il 2017 dei record con il superamento del “muro” dei 5 miliardi di euro di export (5,2 miliardi per la precisione), il 2018 ha registrato una flessione arrivando a quota 4.891 milioni di euro (3.391 milioni la frutta, 1.500 milioni gli ortaggi), secondo i dati di Ice Agenzia. La diminuzione ha toccato in misura minore gli ortaggi (-3,06%) rispetto alla frutta (-8,2%).
Il comparto ortofrutta è uno dei settore strategici del made in Italy, rappresentando il 18% dell’export agroalimentare, valore che sale al 31% se si aggiunge l’ortofrutta lavorata e conservata. Il dato aggregato, evidenzia come l’ortofrutta sia la prima voce dell’export agroalimentare con un valore di 8.438.573 migliaia di euro, contro i 6.204.963 migliaia di euro del vino, seconda voce.
Il quadro, inutile nasconderselo, è molto preoccupante. Servono Tavoli dove le imprese e la politica lavorano insieme per aprire nuovi mercati. Non c’è altro rimedio che cercare nuovi sbocchi ai nostri prodotti, come già sono riusciti a fare alcuni Paesi nostri concorrenti (Francia, Spagna, Portogallo in testa).
Mentre altri Paesi firmano accordi bilaterali che funzionano (la Polonia e la Francia, ad esempio, esportano frutta, in virtù degli accordi sottoscritti, in Cina, in Vietnam, in Giordania), in Italia non solo siamo fermi, ma ci sono organizzazioni e movimenti che protestano contro tutti i trattati di libero scambio sottoscritti o in procinto di essere sottoscritti dalla Ue.
Il comparto ortofrutticolo nazionale rischia una reale emarginazione su mercati e su prodotti dove fino a non molto tempo fa era leader. Nelle scorse settimane si è parlato molto di Via della seta. Dovremmo riuscire a mettere anche le nostre mele e la nostra frutta su questa Via.