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Le pensioni integrate al minimo devono essere adeguate al trattamento previsto dalla pensione di cittadinanza
Scritto il 17-04-2019 da Ufficio stampa | Categoria: Pensionati
Pensioni, sanità e aree rurali, cittadinanza, anziani e società. Sono questi i temi affrontati ieri a Bologna all’Assemblea nazionale di Anp, l’Associazione pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, impegnata a far sì che gli anziani non siano il bancomat dello Stato.
Il presidente Alessandro De Carlo si è detto fortemente preoccupato per la mancanza di scelte politiche capaci di rilanciare il Paese e far crescere l’occupazione, condizione fondamentale per rafforzare il welfare. Questo è confermato in particolare dalla pensione di cittadinanza, considerato “un provvedimento insufficiente da rivedere affinché gli aumenti relativi alle pensioni minime, attualmente 513 euro, possano ricomprendere tutti i 700 mila agricoltori, essendo molti gli esclusi a causa di criteri anacronistici”.
Inoltre, ha denunciato De Carlo, non si fa distinzione tra chi ha lavorato e versato i contributi e chi non lo ha fatto. Anche per quanto riguarda i nuovi pensionati, che hanno iniziato a lavorare in agricoltura dal 1 gennaio 1996, Anp-Cia propone di istituire una pensione base di 650 euro, cui andrà sommata la quota maturata con i contributi versati all’Inps negli anni di lavoro.
Contrariamente a quanto viene sostenuto, il sistema previdenziale italiano secondo Anp-Cia è sostenibile. Separando la spesa previdenziale da quella assistenziale, quella effettiva sostenuta per le pensioni in Italia è del 10,1% del Pil, al di sotto della media europea, quindi, non solo in equilibrio ma, grazie alle entrate contributive, ha registrato nel 2016 un attivo di 30,3 miliardi di euro.
A chiudere la giornata l’intervento del presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, che si è rivolto a governo, Parlamento e forze politiche con l’auspicio ad operare con maggiore responsabilità, recuperando uno spirito positivo verso il Paese.