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No all’etichetta a semaforo, si all’etichetta d’origine
Scritto il 17-12-2018 da Ufficio stampa | Categoria: agroalimentare
L’Assemblea Generale dell’Onu ha adottato il 13 dicembre scorso una risoluzione su salute globale e nutrizione che non menziona, a differenza del primo testo presentato al Palazzo di Vetro, le cosiddette etichette nutrizionali a semaforo. La scorciatoia informativa dei tre colori verde, giallo e rosso è stata contestata dall’Italia perché penalizza i prodotti della tradizione come i grandi formaggi e i grandi salumi, oltre che i prodotti dolciari dell’industria nazionale.
“I consumatori – afferma il Presidente regionale della Cia, Gabriele Carenini – devono essere trattati da maggiorenni in grado di decidere liberamente quali cibi e bevande assumere, conoscendone l’origine ed il contenuto, e non da eterni minorenni a cui bisogna ogni volta dire che cosa possono o non possono mangiare o bere. Per questo motivo la Cia é nettamente contraria all’etichetta a semaforo ed invece é pienamente favorevole all’etichettatura d’origine di tutti i prodotti alimentari”.
“Una cosa infatti – prosegue Carenini – è informare i consumatori sull’origine e la composizione degli alimenti per permettere loro di fare scelte consapevoli, un’altra cosa è condizionarli o addirittura terrorizzarli sulla nocività, troppe volte più presunta che reale, di determinati alimenti, che spesso finisce per discriminare i prodotti tipici e di qualità”.
Il “semaforo”, che stabilisce se un prodotto è buono o cattivo in base alla quantità di grassi, zuccheri e sale presenti negli alimenti, paradossalmente potrebbe dare la luce verde alle bibite gassate e bloccare, invece, il Grana Padano o il Gorgonzola.