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Tra pochi giorni il grosso dei risicoltori inizierà la raccolta
Scritto il 12-09-2017 da Ufficio stampa | Categoria: Coltivazione erbacee
La prossima settimana il grosso dei risicoltori scenderà in campo con i mezzi di raccolta. Sarà una campagna segnata dalla diminuzione della superficie coltivata a riso in tutta Italia: quest’anno gli ettari di risaia sono stati 230.800, contro i 234.134 del 2016. Il calo è dell’1,4 per cento. Altra tendenza della campagna in corso, l’aumento dell’8,5% del tipo Medio, del 36% del Lungo B e la diminuzione dell’8,7% del Tondo.
E’ ancora presto per fare una previsione sulla quantità e sulla qualità del raccolto. Bisogna attendere di avere il riso nei magazzini. Un dato certo è la poca efficacia del brusone, il fungo che può mandare in fumo un anno di lavoro. “Quest’anno – afferma il Presidente dell’Ente Risi, Paolo Carrà – l’agente patogeno è stato superato dalle alte temperature estive. L’attacco del brusone era una delle nostre paure, dato che era vietato l’utilizzo del triciclazolo, ma fortunatamente non ci sono stati focolai”.
Il calo di circa 4.000 ettari in un anno della superficie coltivata a riso é l’ennesimo segnale che il settore è in sofferenza.
“Molte aziende si sono spostate su altre colture a causa della scarsa remunerazione del riso -spiega Gabriele Carenini, vice presidente regionale della Cia–. L’invasione di riso a dazio zero proveniente dai Paesi del Sud Est asiatico, principalmente da Cambogia e Birmania, sta mettendo in crisi il settore. I ricavi ottenuti attualmente dai produttori non coprono gli elevati costi di produzione e non portano neppure benefici ai consumatori: il differenziale di prezzo, infatti, viene quasi interamente assorbito dall’industria di confezionamento e distribuzione, l’unico comparto del settore che beneficia della situazione”.
“Se non si arresta l’importazione selvaggia di riso a dazio zero dai Paesi asiatici – continua Gabriele Carenini – si mette a rischio non solo la sopravvivenza del settore, ma anche l’equilibrio idrogeologico di una vasta zona compresa tra il Po ed il Ticino. Per questi motivi la Cia chiede l’attivazione della clausola di salvaguardia, prevista dal regolamento UE n. 978/2012”.