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Contrastare il Ceta é legittimo, ma su basi di verità
Scritto il 06-07-2017 da Ufficio stampa | Categoria: Politica agricola
Non essere d’accordo sul Ceta, l’accordo economico e commerciale tra Europa e Canada, è legittimo. Ed è anche legittimo scendere in piazza per contrastarlo, ma su basi di verità. Paventare che a seguito del Ceta l’Italia sarà invasa dalla carne con gli ormoni e dagli ogm e che cambieranno le condizioni per l’ingresso di grano duro è un falso. Utilizzare certi mezzucci per orientare l’opinione popolare contro il Ceta non é degno di un’organizzazione seria.
Il Ceta contiene l’allegato 5-E relativo alle norme sanitarie e fitosanitarie per le importazioni/esportazioni. Descrivendole in breve: entrambi i contraenti si impegnano, quando non è stabilita la sostanziale equivalenza, a riconoscere le reciproche misure di sicurezza e le autorità di controllo specifiche e ad adeguare le proprie esportazioni a esse. In sostanza: ciò che è vietato, rimane vietato e ciascuno é tenuto a rispettare i limiti altrui. La commercializzazione delle carne agli ormoni in Europa continuerà ad essere vietata.
Anche sugli ogm non ci sarà un alcun cambiamento. Gli ogm autorizzati (ora e/o in futuro) potranno essere esportati nell’Ue dal Canada, quelli non autorizzati dovranno trovare altri sbocchi commerciali, mentre ogni Stato conserverà la possibilità di autorizzarne o meno la coltivazione sul proprio suolo. Non c’è nessun rischio aggiuntivo – se così lo vogliamo chiamare in questo caso – derivante dall’accordo.
Per quanto le importazioni di grano duro dal Canada, va detto che con l’entrata in vigore del trattato non muterà di fatto nulla rispetto al passato. I dazi sono stati eliminati più di 30 anni fa. Siamo sicuri che, sia per le importazioni di grano come di tutti gli altri prodotti agroalimentari provenienti dal Canada, verrà prestata la massima attenzione, da parte degli organi di controllo proposti dallo Stato, al rispetto degli standard qualitativi e dei processi di lavorazione al fine di garantire la massima reciprocità. Non abbiamo motivi di pensare che le nostre istituzioni non manterranno quale obiettivo imprescindibile la salvaguardia delle produzioni agricole e agroalimentari made in Italy.
Con il calo dei consumi interni l’apertura di nuovi mercati rappresenta una priorità imprescindibile per l’agroalimentare italiano. È impensabile difendere la nostra agricoltura arroccandoci nei nostri confini nazionali o europei, con posizioni di chiusura o di protezionismo. Le nostre aziende fanno reddito anche e soprattutto quando riescono a commercializzare le proprie eccellenze in Paesi esteri che hanno un numero di abitanti in continua crescita (Cina e sud est asiatico) o un grande potere di acquisto, come appunto il Canada, che vanta uno dei più alti redditi pro capite al mondo.
