In Evidenza
Emergenza Coronavirus
Lavora con agricoltori italiani
Dal campo alla tavola
Portale sconti di Cia
Le Associazioni
AGIA
Associazione Giovani Imprenditori Agricoli
ANP Cia
Associazione Nazionale Pensionati
Donne in Campo
La spesa in campagna
Turismo verde
ASES
Progetto Highlander
Informativa
Cookie e Privacy
Nuovi voucher e legge sul caporalato, non bastano le buone intenzioni
Scritto il 23-06-2017 da Ufficio stampa | Categoria: burocrazia
Lo sforzo del governo volto a introdurre nuovi strumenti, in sostituzione dei voucher, per il lavoro accessorio è apprezzabile, ma non è altrettanto apprezzabile il risultato. Con i “nuovi voucher”, ovvero il “Libretto famiglia” e il “Contratto di prestazione occasionale”, si rischia di allargare la piaga del lavoro nero, invece di contenerla. Le procedure previste dalla nuova disciplina rendono la vita più difficile alle microimprese, alle famiglie ed a tutti quei soggetti che si collocano ai margini del mercato del lavoro ed avevano trovato nei voucher un modo per integrare il loro reddito. La Cia-Agricoltori Italiani sta lavorando perché la normativa venga rivista e si mettano a disposizione delle imprese agricole strumenti di flessibilità più efficaci, più semplici ed adeguati alle esigenze.
La vita degli agricoltori è resa più complicata non solo dai “nuovi voucher”, ma anche dalla legge contro il caporalato. Le ragioni del provvedimento sono assolutamente condivisibili. L’illegalità nei campi non è tollerabile, ma gli strumenti previsti non centrano solamente l’obiettivo della lotta all’intermediazione illecita e allo sfruttamento: rischiano anche di far sentire i loro effetti sulle imprese che operano correttamente sul mercato del lavoro.
Gli “indicatori di sfruttamento del lavoro” che la legge introduce e che sono alternativi tra loro (basta che ne ricorra uno solo), infatti, rilevano lo sfruttamento, ma per fare questo allargano lo spettro a violazioni lievi e meramente formali di normative legali e contrattuali, quali il rispetto dell’orario di lavoro, la retribuzione, l’igiene.
Si corre il rischio che nell’attuazione della legge si colpiscano con la reclusione o con la confisca dei beni anche coloro che incorrono accidentalmente in una trasgressione meramente formale e spesso marginale.
L’illegalità va combattuta senza se e senza ma, ma non si possono trattare allo stesso modo coloro che, con violenza, intimidazioni e minacce, sfruttano e schiavizzano i lavoratori e coloro che, invece, assumono ed assicurano regolarmente i propri dipendenti, ma incorrono in violazioni che riguardano aspetti non sostanziali del rapporto di lavoro.
Il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative agroalimentari rileva che, non facendo nella legge la dovuta distinzione tra reati gravi o gravissimi e violazioni, anche solo meramente formali, si finirà per determinare una totale discrezionalità da parte di chi è deputato all’applicazione della legge, in primis gli ispettori del lavoro e a un secondo livello la stessa magistratura, considerata la mole importante di contenzioso che presumibilmente si andrà a produrre.
Giovanni Cardone – Direttore Cia Piemonte