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Troppe le disuguaglianze di genere sul fronte pensionistico nel nostro Paese.
Scritto il 11-05-2017 da Ufficio stampa | Categoria: Pensionati
I dati Inps confermano che gli assegni percepiti dalle ex lavoratrici sono proporzionalmente più bassi di quelli degli uomini. Addirittura nella fascia più bassa, quella entro la soglia dei 500 euro al mese, ci sono 3 donne su 4. Da questi numeri inequivocabili parte un ragionamento più complesso e articolato che ha trovato spazio in una grande Assemblea al femminile promossa a Gattatico (RE), all’Istituto Alcide Cervi, dall’Associazione nazionale pensionati e dall’Associazione Donne in Campo aderenti alla Cia-Agricoltori Italiani. L’iniziativa ha chiuso un percorso fatto di più incontri sul territorio, con l’obiettivo di ascoltare e raccogliere le istanze delle donne e, al tempo stesso, favorire la crescita e la loro maggiore partecipazione alla dirigenza dell’Associazione rendendole più protagoniste nella società e nelle decisioni.
L’Anp conta oltre 400 mila tessere, in gran maggioranza a firma femminile: il 59% sono donne e il 41% uomini. Eppure la rappresentanza di genere è ancora insufficiente in ogni settore -hanno sottolineato Anp e Donne in Campo Cia- e non ci sono giustificazioni di sorta quando cresce, peraltro, l’imprenditoria rosa e, ormai in tutte le sfere di attività, le donne sono presenti con capacità inusuali.
Specificità che le donne conservano anche dopo il periodo lavorativo, rimanendo fondamentali nell’impegno e nella cura della famiglia, ma soprattutto costituendo l’ossatura portante del movimento del volontariato in Italia, dove rappresentano più del 51% del totale.
Tornando ai numeri sugli assegni, per quanto riguarda gli importi di pensione, Anp e Donne in Campo Cia hanno rilevato nel corso dell’Assemblea come, entro il doppio del trattamento minimo, nel 67,2% si tratta di pensioni femminili. Anche gli importi medi delle pensioni di anzianità femminili sono inferiori a quelli maschili, sia nel lavoro dipendente sia in quello autonomo. Una disparità che si conferma anche nelle pensioni di vecchiaia.
Ecco perché ora è fondamentale accrescere la sensibilità su questi temi e lavorare per invertire la tendenza avviando un reale riequilibrio di genere con le donne -prima di tutto le pensionate- attive e protagoniste nel welfare come nella politica.