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Voucher, il problema non è in agricoltura
Scritto il 07-03-2017 da Ufficio stampa | Categoria: burocrazia
Secondo l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, nel caso dell’agricoltura, l’uso dei voucher avviene all’interno della logica del lavoro occasionale, come era nelle intenzioni del legislatore.
“Dico queste cose da conoscitore della materia – ha aggiunto Damiano- avendoli istituiti nel 2007 quando ero ministro del Lavoro, ma solo per la vendemmia e per pensionati e studenti. Con questa scelta ho fatto emergere sicuramente lavoro nero. Il fatto che nel settore agricolo i voucher siano ancora oggi destinati, per legge, solo a pensionati e studenti, è una cosa positiva che scoraggia gli abusi, come dimostrano le statistiche del loro basso utilizzo in agricoltura (i voucher in agricoltura rappresentano meno del 2% rispetto al totale di quelli utilizzati, ndr),”.
Pur non disponendo di dati precisi, possiamo senz’altro affermare che nella nostra Regione gli agricoltori hanno affatto abusato dei voucher e li hanno utilizzati soltanto per far fronte alle specificità del settore. L’impresa agricola ha l’esigenza di una flessibilità strutturata per tutte quelle tipologie di attività che non richiedono specializzazione, ma che sono indispensabili visto l’ineliminabile andamento stagionale delle produzioni agricole. Stiamo parlando delle grande campagne di raccolta e dell’esigenza di avere strumenti normativi e amministrativi che consentano l’impiego intenso di manodopera, in un lasso di tempo molto breve e spesso anche non programmabile.
A ciò si deve aggiungere che l’uso dei voucher nel settore agricolo, come ha ricordato Cesare Damiano, è circoscritto a tre categorie: i pensionati, i giovani con meno di anni 25 “regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso l’Università o istituto scolastico di ogni ordine e grado” compatibilmente con gli impegni scolastici (i giovani devono comunque avere compiuto almeno i 16 anni di età e, se minorenni, devono possedere autorizzazione alla prestazione di lavoro da parte del genitore o di chi ne esercita la potestà genitoriale) ed i percettori di prestazioni integrative del salario o sostegno al reddito. Inoltre per gli imprenditori agricoli committenti il D.Lgs. 81 ha introdotto il limite dei 2000 euro netti annui (2.666 euro lordi) di compenso per singolo prestatore.
L’agricoltura dimostra che una regolamentazione seria può impedire l’abuso dei voucher.