In Evidenza
Emergenza Coronavirus
Lavora con agricoltori italiani
Dal campo alla tavola
Portale sconti di Cia
Le Associazioni
AGIA
Associazione Giovani Imprenditori Agricoli
ANP Cia
Associazione Nazionale Pensionati
Donne in Campo
La spesa in campagna
Turismo verde
ASES
Progetto Highlander
Informativa
Cookie e Privacy
Firmato il Ceta, tra soddisfazione e dubbi
Scritto il 31-10-2016 da Ufficio stampa | Categoria: Politica agricola
Firmato il Ceta, l’accordo commerciale tra UE e Canada. Soddisfatti i produttori di vino. Il Canada è il quinto mercato di sbocco del nostro export vinicolo che, in questo Paese, nel 2015 ha fatto registrare un incremento dell’8,4% sul 2014, per un valore di 300 milioni di euro. Grazie alla firma del Ceta, che annullerà i dazi doganali e introdurrà il riconoscimento e la protezione delle nostre Denominazioni di Origine, secondo l’Unione Italiana Vini, il valore dell’export dei vini italiani crescerà ancora.
Il Ceta prevede anche l’eliminazione dei dazi doganali e la protezione, oltre che dei vini a denominazione, anche di tutti gli altri prodotti dop ed igp. La Commissione Ue sottolinea che il Ceta non ha nulla a che vedere con il Ttip (l’accordo commerciale negoziato con gli Usa): “Sono due negoziati distinti con due partner diversi. Negoziamo ciascun accordo separatamente e con condizioni differenti”
L’accordo non inciderà sulle norme ambientali Ue in materia di sicurezza alimentare. Questo significa che i prodotti canadesi potranno essere importati e commercializzati nei paesi europei solo se ne rispettano le normative. Non c’è o non dovrebbe esserci alcun rischio, per esempio, sull’import di carni bovine: se i produttori canadesi vorranno distribuirle a Roma o Parigi, dovranno rispettare i vincoli Ue su ogm e ormoni della crescita.
Un problema sono le norme sugli arbitraggi, previste dal Ceta in caso di controversie commerciali che, secondo gli oppositori, metterebbero in dubbio la capacità legislativa degli stati nazionali. Dubbi anche sulle conseguenze della fine delle restrizioni nell’accesso agli appalti pubblici e sull’apertura del mercato dei servizi.