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Tartufi: Iva più bassa, ma anche maggiore tracciabilità
Scritto il 01-09-2016 da Ufficio stampa | Categoria: Produzioni piemontesi
La nuova stagione dei tartufi inizierà il 21 settembre e proseguirà fino al 31 gennaio 2017. Un emendamento del Ddl Politiche europee ha stabilito che a decorrere dal 1 gennaio 2017 si abbassi l’Iva sui tartufi dal 22 al 10%. Contemporaneamente si impone, a chi acquista da raccoglitori occasionali, la ritenuta d’imposta con obbligo di rivalsa al posto dell’autofattura anonima. Dunque, fisco più leggero, ma anche maggiore tracciabilità.
In pratica la nuova norma prevede che chi tratta con il trifolao, ad esempio, un prezzo di mille euro per una determinata quantità di tartufi, applichi una ritenuta alla fonte del 23% pagandogli quindi 770 euro e versando il resto allo Stato. Per i commercianti di tartufi la nuova norma é di fatto impraticabile, perché ci sarà sempre qualcuno disposto a comprarli in nero, senza alcun documento.
Negli altri Paesi europei il tartufo è considerato prodotto agricolo, l’aliquota è al 4% e tutta la filiera può giovare degli aiuti e dei finanziamenti previsti dalla Comunità europea, ma la possibilità che anche in Italia il tartufo diventi prodotto agricolo spaventa i trifolao, che temono di veder cessato il loro diritto alla ricerca libera nei terreni altrui.
Intanto il Ministero per le Politiche Agricole ha istituito un tavolo di filiera con l’obiettivo di scrivere una proposta di legge condivisa. C’è l’esigenza di mantenere competitivo il tartufo italiano di fronte alla concorrenza agguerrita di sloveni, croati, greci, bulgari e romeni. Ma anche di non stravolgere una tradizione antica e ricca di fascino, oltre che di sapore.