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Riso, missione della Ue in Cambogia. I nostri risicoltori chiedono il ripristino dei dazi.
Scritto il 22-07-2016 da Ufficio stampa | Categoria: Produzioni piemontesi
Una delegazione Ue, composta da funzionari della dg trade e della dg agri, si é recata nei giorni scorsi in Cambogia nel tentativo di trovare una soluzione ai problemi che il mercato del riso sta vivendo a causa del flusso di importazione a dazio zero dai paesi meno avanzati.
Non conosciamo ancora qual é stato l’esito della missione. Quel che sappiamo é che i nostri risicoltori da tempo chiedono il ripristino dei dazi alle frontiere. In questi ultimi anni c’è stato un vertiginoso aumento delle importazioni. La liberalizzazione del commercio è stata gestita dalla Ue con poca cautela e a farne le spese è un settore, quello risicolo, che non solo rappresenta una parte importante della storia della nostra agricoltura, ma è anche strategico e molto rilevante dal punto di vista economico. Occupa oltre 8 mila addetti in circa 2500 aziende.
Le concessioni unilaterali effettuate dalla Commissione europea ai Paesi meno avanzati, fra cui la Cambogia, e gli accordi di libero scambio hanno reso possibile l’ingresso in Europa, da settembre 2015 al febbraio 2016, di 633mila tonnellate di riso lavorato: quantitativo superiore di circa 112mila tonnellate rispetto alla scorsa campagna agraria.
E poi c’è il problema del riso Indica, le cui importazioni nella scorsa campagna agraria hanno raggiunto il livello record di 345mila tonnellate. Nella campagna in corso si stima di raggiungere un nuovo record, visto che alla fine di febbraio queste importazioni erano aumentate del 42% rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. Proiettando a fine campagna l’incremento realizzato in questi primi mesi, potremmo attenderci un livello di importazione di quasi 500mila tonnellate di riso Indica lavorato.
I nostri produttori ritengono che non possa esserci altra soluzione in questa fase che l’applicazione del l’articolo 22 del regolamento (UE) n. 978/2012, il quale prevede che qualora le importazioni di un prodotto esenti da dazi e provenienti dai Paesi meno sviluppati aumentino in modo tale da “causare o rischiare di causare gravi difficoltà”, come effettivamente sta avvenendo, vengano ripristinati “i normali dazi della tariffa doganale comune” (clausola di salvaguardia, articolo 20 del regolamento (CE) n. 738/2008).