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Daghetta, risicoltore e Presidente della Cia Lombardia, al Corriere della Sera: ho più paura dell’Asia che non del Ttip
Scritto il 01-06-2016 da Ufficio stampa | Categoria: Produzioni piemontesi
“La struttura dei costi negli Usa è simile alla nostra e diversamente da molti miei colleghi non sono così preoccupato” per l’accordo di partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip), afferma Giovanni Daghetta, risicoltore pavese e Presidente della Cia Lombardia, in un’intervista pubblicata dall’edizione di ieri del “Corriere della Sera”.
“E’ l’Asia a farmi paura, soprattutto i paesi più poveri, in particolare il Sud Est asiatico”, dove “hanno costi completamente più bassi rispetto ai nostri”, prosegue Daghetta, per il quale grazie al Ttip “ci sarà una maggiore facilitazione nell’apertura dei mercati per le nostre aziende, anche piccole”.
La liberalizzazione del commercio non è di per sé un male, ma va gestita con cautela. Mentre nel caso del riso si é proceduto senza valutare le conseguenze. Per superficialità o perché c’erano altri interessi in gioco?
Sta di fatto che alla fine di questa campagna si stabiliranno nuovi record nel volume di importazione, nell’import di riso lavorato e risone in esenzione di dazi e un calo delle esportazioni. Tutti record causati dall’applicazione del regime speciale a favore dei Paesi meno avanzati. Infatti, l’aumento delle importazioni è direttamente collegato all’incremento dei traffici verso l’Unione europea del prodotto proveniente dai Paesi meno avanzati e in particolare dalla Cambogia e dal Myanmar, mentre le importazioni di risone a dazio zero nascono dall’esigenza dell’industria risiera comunitaria di disporre del riso di tipo Indica, la cui disponibilità in Europa è stata compromessa dalla concorrenzialità del prodotto importato dalla Cambogia.
Quello che potrebbe apparire un semplice problema commerciale, ha importanti risvolti anche per i consumatori finali. Il riso coltivato in Europa, e in particolare quello italiano, è un prodotto di qualità, controllato e sicuro. Basta fare una ricerca sul Rasff, il sistema rapido di allerta europeo, per scoprire come arrivi in Europa un prodotto non conforme: infestato da insetti, con percentuali di metalli fuori norma, mix di risi ogm e non, aflatossine.
I nostri produttori chiedono che venga applicato il regolamento Ue il quale prevede che qualora le importazioni di un prodotto esenti da dazi e provenienti dai Paesi meno sviluppati aumentino in modo tale da “causare o rischiare di causare gravi difficoltà”, come effettivamente sta avvenendo, vengano ripristinati “i normali dazi della tariffa doganale comune”.