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L’Europa difenda il riso italiano!
Scritto il 24-05-2016 da Ufficio stampa | Categoria: Produzioni piemontesi
I risicoltori invocano l’intervento dell’Unione Europea per ripristinare i dazi alle frontiere ed hanno trasmesso le loro preoccupazioni a Joost Korte, vice direttore generale della Direzione Agricoltura della Commissione europea, arrivato nei giorni scorsi al centro ricerche sul riso di Castello d’Agogna per ascoltare la voce dei produttori. Presente all’incontro anche Giovanni Daghetta, risicoltore pavese e coordinatore della Sezione di lavoro riso del Gie – Gruppo di interesse economico cereali della Cia.
Gli allarmi lanciati dalla Cia nel 2015 non erano voci. C’è stato un vertiginoso aumento delle importazioni. La situazione è diventata insostenibile. La liberalizzazione del commercio è stata gestita con poca cautela e a farne le spese è un settore, quello risicolo, che non solo rappresenta una parte importante della storia della nostra agricoltura, ma è anche strategico e molto rilevante dal punto di vista economico. Occupa oltre 8 mila addetti in circa 2500 aziende. La risicoltura contribuisce inoltre al modellamento di paesaggi e ecosistemi unici, con effetti benefici diretti per la biodiversità e la difesa idrogeologica.
Le basse quotazioni internazionali, le concessioni unilaterali effettuate dalla Commissione europea ai Paesi meno avanzati, fra cui la Cambogia, e gli accordi di libero scambio hanno reso possibile l’ingresso in Europa, da settembre 2015 al febbraio 2016, di 633mila tonnellate di riso lavorato: quantitativo superiore di circa 112mila tonnellate rispetto alla scorsa campagna agraria.
E poi c’è il problema del riso Indica, le cui importazioni nella scorsa campagna agraria hanno raggiunto il livello record di 345mila tonnellate. Nella campagna in corso si stima di raggiungere un nuovo record, visto che alla fine di febbraio queste importazioni erano aumentate del 42% rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. Proiettando a fine campagna l’incremento realizzato in questi primi mesi, potremmo attenderci un livello di importazione di quasi 500mila tonnellate di riso Indica lavorato.
A causa delle importazioni di riso Indica di Cambogia e Birmania, i produttori europei sono stati costretti a ridurre le superfici a riso Indica e ad incrementare quelle a Japonica, cioè i pregiati Carnaroli, Baldo e Arborio. Risultati: il riso Japonica rimasto nei magazzini, pari a 300mila tonnellate, è quasi doppio rispetto a quello della campagna scorsa e i prezzi di mercato, in generale, non sono remunerativi per i produttori.
I nostri produttori chiedono che venga applicato l’articolo 22 del regolamento (UE) n. 978/2012 che prevede che, a partire dal 1° gennaio 2014, qualora le importazioni di un prodotto esenti da dazi e provenienti dai Paesi meno sviluppati aumentino in modo tale da “causare o rischiare di causare gravi difficoltà”, come effettivamente sta avvenendo, vengano ripristinati “i normali dazi della tariffa doganale comune” (clausola di salvaguardia, articolo 20 del regolamento (CE) n. 738/2008).
Lodovico Actis Perinetto – Presidente Cia Piemonte
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