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XILELLA, IN PIEMONTE NON C’E’ MA LA REGIONE INVITA A PRESTARE ATTENZIONE
Scritto il 04-03-2016 da Ufficio stampa | Categoria: Coltivazioni erbacee
La Xylella fastidiosa è un batterio che vive nei vasi della linfa grezza di numerose specie di piante (circa 300) provocando, a seconda dei casi, forti danni perché con la sua presenza interrompe l’approvvigionamento di acqua e sali minerali.
Il sintomo iniziale e preponderante è la “bruscatura”, cioè un seccume dell’apice o del margine della foglia alonato di giallo. La trasmissione avviene unicamente mediante insetti che si nutrono nello xilema (cioè nei vasi che trasportano la linfa grezza dalle radici verso la parte aerea della pianta).
Fino a giugno 2015 il ceppo di di Xylella isolato in provincia di Lecce era il primo e unico individuato e confermato nel territorio dell’Unione europea. A fine luglio 2015, però, la Francia ha comunicato l’intercettazione di Xylella in alcune piante di poligala in un’area commerciale di Propriano (Corsica) e l’applicazione immediata di misure di eradicazione.
Il ceppo di Xylella fastidiosa ritrovato in Salento è una variante della sottospecie pauca mentre quello francese appartiene alla sottospecie multiplex.
Proprio a causa del dinamismo di Xylella, per garantire un aggiornamento tempestivo, la Commissione europea ha stabilito di pubblicare sul proprio sito in un’apposita banca dati l’elenco delle piante ospiti sensibili a Xylella fastidiosa nel territorio dell’Unione.
Dal punto di vista normativo l’emergenza Xylella viene gestita dall’Unione europea con una decisione della Commissione, recentemente modificata da un’ulteriore decisione di esecuzione.
A livello nazionale, l’applicazione delle misure di emergenza è attuata con il decreto ministeriale 19 giugno 2015, modificato dal decreto ministeriale 18 febbraio 2016.
In Piemonte è importante prestare attenzione al fine di un’eventuale rapida intercettazione del batterio in quanto esiste un potenziale rischio di introduzione, anche se inferiore rispetto ad altre regioni italiane a causa della latitudine del territorio piemontese.
Gli attuali fattori di rischio, che tengono conto delle recenti intercettazioni francesi, sono rappresentati da:
1) il vettore Philaenus spumarius è presente in Piemonte, anche se rintracciabile quasi esclusivamente in zone non intensamente coltivate;
2) il ciliegio, che in Puglia è risultato tra le piante ospiti, è coltivato professionalmente in Piemonte anche se su superfici limitate (260 ettari – fonte Anagrafe agricola 2015);
3) la superficie piemontese investita ad ulivo, pur restando molto limitata, è aumentata negli ultimi dieci anni di quattro volte (66 ettari – fonte Anagrafe agricola 2015);
4) diversi vivai di piante ornamentali e garden center piemontesi trattano piante in vaso di ulivo e oleandro, che sono tra le piante ospiti più importanti del ceppo leccese di Xylella.
5) la relativa vicinanza del territorio piemontese al focolaio francese, che risulta quindi essere la zona contaminata più prossima al territorio italiano.
Dal 2014 il Settore Fitosanitario regionale ha attivato in Piemonte la vigilanza specifica su questo organismo nocivo.