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L’Italia leader nella Ue per i prodotti a denominazione
Scritto il 30-03-2016 da Ufficio stampa | Categoria: Prodotti tipici
L’Italia si conferma il primo Paese per numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg conferiti dall’Ue, con 269 prodotti agroalimentari di qualità. Lo fa sapere l’Istat presentando il bilancio al 31 dicembre 2014, da cui emerge che i settori con il maggior numero di denominazioni sono ortofrutticoli e cereali (103 prodotti), formaggi (49), oli extravergine di oliva (43) e preparazioni di carni (38).
”Il primato dell’Italia nel settore dei prodotti di qualità certificata conferma la distintività del nostro modello agroalimentare, garantito anche dall’efficiente sistema dei controlli e riconosciuto all’estero”. Commenta così il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina.
Il limite della situazione è costituito dal fatto che il numero di prodotti agroalimentari a denominazione è grande, ma tre prodotti dop: Grana Padano, Parmigiano Reggiano e prosciutto di Parma, valgono da soli circa 6,5 miliardi. Aceto Balsamico di Modena, Mela Alto Adige, Pecorino Romano, Gorgonzola, Mozzarella di Bufala Campana, Speck Alto Adige, Prosciutto San Daniele, Mela Val di Non, Toscano, Mortadella Bologna, Bresaola della Valtellina Igp e Taleggio valgono circa altri 6 miliardi. I rimanenti prodotti valgono, tutti insieme, pochi “spiccioli”.
Il numero di prodotti tipici molto grande dipende anche da un inveterato campanilismo che caratterizza il Bel Paese. Il campanilismo ha portato spesso alla divisione delle forze ed a chiedere il riconoscimento di Dop ed Igp anche quando non era il caso. Per questo motivo, una certa qual razionalizzazione, magari scegliendo la strada dell’aggregazione, forse sarebbe utile.
L’entusiasmo per i prodotti ”italiani” all’estero è comunque enorme, come dimostra l’andamento delle esportazioni. Ma c’è ancora un ampio spazio per i nostri prodotti tipici, che attualmente viene occupato dai prodotti ”italian sounding”, alimenti finto-italiani.
Bisogna intensificare la “tolleranza zero” verso chi imita i prodotti d’eccellenza “made in Italy” e fa concorrenza sleale alle nostre imprese, compromettendo il prestigio di tutto il sistema agroalimentare dentro e fuori i confini nazionali, ma c’è anche un altro problema che non puo’ essere sottaciuto: l’organizzazione italiana non sempre è all’altezza, con il risultato è che i nostri prodotti dop ed igp non riescono a conquistare i mercati stranieri come potrebbero e si sperpera un potenziale di crescita enorme.