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TRACCIABILTA’ ED ETICHETTA D’ORIGINE PER DIFENDERE IL VERO MADE IN ITALY
Scritto il 11-02-2016 da Ufficio stampa | Categoria: Politica agricola
La protesta contro le importazioni selvagge ha effettivamente delle ragioni, ma é illusorio pensare che si possa tenere fuori dalla porta il mercato globale, di cui si avvantaggia anche l’Italia che nel 2015 ha raggiunto il record storico per il valore delle esportazioni di prodotti agroalimentari.
Molti dei prodotti che entrano in Italia, a prezzi stracciati e talvolta di qualità scadente – anche se è esagerato creare intorno alle importazioni un’atmosfera di eccessivo sospetto e di paura tra i consumatori, facendo credere che quello che arriva dai vicini paesi mette a rischio la loro salute e non è sufficientemente garantito e controllato dalle nostre Autorità sanitarie – vengono poi immessi sul mercato interno ed internazionale, dopo la trasformazione ed il confezionamento, spacciandoli come prodotti agroalimentari italiani al cento per cento.
La soluzione a questo problema non è però l’adozione di norme protezionistiche o che possono apparire protezionistiche, il cui esito sarebbe soltanto quello di generare ritorsioni da parte degli altri Paesi, ma la tracciabilità e l’obbligo dell’indicazione d’origine in etichetta. Per i prodotti trasformati devono essere indicati non solo la provenienza geografica della materia prima agricola utilizzata, ma anche il luogo dell’ultima lavorazione sostanziale, in modo che i consumatori possano distinguere tra ciò che è davvero italiano e ciò che è soltanto trasformato e confezionato in Italia, in modo che possano scegliere con cognizione di causa.
L’Italia ha tentato più volte di legiferare in tal senso, ma è stata stoppata dalla Ue perché la normativa sull’etichettatura è una questione di competenza dell’Europa. L’obbiettivo rimane comunque irrinunciabile. Il mondo agricolo e tutti coloro che hanno a cuore la tutela del valore e dell’eccellenza dei nostri prodotti devono continuare a sollecitare le nostre Istituzioni nazionali perché conducano in porto l’obbligo dell’indicazione d’origine in tutta Europa.
Gabriele Carenini – Vice Presidente Cia Piemonte