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IL 68% DEL RISO IMPORTATO IN EUROPA ENTRA SENZA PAGARE DAZIO
Scritto il 04-11-2015 da Ufficio stampa | Categoria: Produzioni piemontesi
Sul tavolo della risicoltura italiana permangono i problemi di mercato e c’è particolare preoccupazioni per le possibili ulteriori aperture alle importazioni di riso (della varietà Indica) dai paesi Eba (Everything but arms) – un accordo che consente l’esenzione da dazi per l’accesso in Europa di prodotti provenienti da paesi meno sviluppati – che potrebbero mettere in difficoltà l’intera filiera. Attualmente, secondo una ricerca dell’Ente Nazionale Risi, il 68% di riso importato in Europa entra senza pagare dazio e l’Unione europea sta pensando di includere nei paesi esenti anche Thailandia e Vietnam, dopo Cambogia e Myanmar.
Questo aumento sconsiderato delle importazioni va ovviamente ad influire sui prezzi di mercato del riso europeo, che si mantengono troppo bassi e non consentono ai risicoltori italiani di coprire i costi di produzione. Attualmente il prezzo dell’Indica, nonostante i cali produttivi e la minor presenza di prodotto, si aggira sui 30 euro al quintale. Un prezzo non soddisfacente, soprattutto se si pensa che i risi della stessa varietà possono entrare dai paesi Eba anche a 20 euro/q, quindi a quotazioni decisamente più concorrenziali. Questi prezzi dei risi da esportazione sono leggermente compensati dall’aumento di alcune varietà di Japonica – i cosiddetti risottieri – come il Baldo che è in ripresa ed è passato da poco più di 30 a circa 40 euro al quintale. Abbastanza stabili i prezzi di Arborio/Volano che si attestano sui 70 euro e il Carnaroli/Karnak a 75 euro/q.
Certo è che questi prezzi, seppur in leggero rialzo, non consentiranno probabilmente ai produttori di competere su un mercato globale dove la concorrenza estera è così forte. Serve, dunque, maggiore attenzione per la risicoltura italiana, una produzione di qualità che non può e non deve essere schiacciata dalla mancanza di azioni di tutela”.