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ELENA CATTANEO: LA CANCEROGICITA’ SI ESPRIME IN FUNZIONE DELLE DOSI
Scritto il 03-11-2015 da Ufficio stampa | Categoria: Veterinaria
La relazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità su eventuali rischi per la salute provenienti dal consumo di carne è diventata un vero e proprio caso, soprattutto dopo che – da quanto emerge da uno studio del Journal of Clinical Epidemiology – il 55% delle raccomandazioni Oms sono basate su studi di livello “basso” o “molto basso”. Tanto che ora il Parlamento europeo ha chiesto conto di quanto scritto e diffuso. Ed ha chiamato in causa l’Oms affinché spieghi pubblicamente l’origine dei dati diffusi e i parametri usati. Gli stessi che non sono stati forniti ai governi, anzi, che potranno essere forniti solo dopo un anno.
Sulla questione della cancerogicità degli insaccati e della carne é intervenuta, su La Repubbila, anche Elena Cattaneo, Docente all’Università degli Studi di Milano e senatore a vita, che ha scritto quanto segue.
“Le parole sono importanti. Usare termini corretti e riportare i fatti è il minimo che come scienziati dobbiamo ai consumatori, i primi a subire le conseguenze di una comunicazione che volendo semplificare finisce col distorcere la notizia.
La cancerogenicità si esprime in funzione delle dosi. Ciò significa che le informazioni vanno contestualizzate. Secondo alcuni studi l’assunzione di più di 5 litri di acqua in poche ore, specie dopo uno sforzo prolungato, è causa di morte (intossicazione acuta da acqua). Il botulino è uno dei veleni naturali più potenti al mondo, ma una minima calibrata dose cura gli spasmi incontrollati (di palpebre e vescica) e notoriamente, appiana le rughe. Questo basta per affermare che l’acqua è pericolosa per la vita dell’uomo? O che una parte della popolazione femminile è a rischio paralisi?
Al vaglio dello Iarc c’è ora il caffè: contiene 70 molecole sospette. Ce ne sono di cancerogene? Magari sì e se ne bevessimo vari litri al giorno potremmo raggiungere dosi pericolose. Quindi come per la carni rosse, serve moderazione e varietà alimentare.
La seconda cosa che impariamo è che dobbiamo stare attenti a non strumentalizzare i rischi — ignorando la scienza e distorcendo i fatti — al fine di celare interessi lontani da quelli dei cittadini e dell’economia del Paese. Chi attacca il glifosato in Italia vuole attaccare, indirettamente, gli ogm. Chi difende le carni rosse in realtà sta indirettamente difendendo la soia ogm, ossia le proteine vegetali che si convertono in proteine animali. Allontanarsi dai dati scientifici porta a delle contraddizioni, svelando la realtà.
Sulla base della recente classificazione del glifosato nella categoria 2A, la stessa delle carni rosse, diversi parlamentari rivolgendosi ai ministri della Salute, dell’Ambiente e delle Politiche agricole, hanno chiesto loro ‘se non ritengano opportuno sospendere l’utilizzo e la commercializzazione di prodotti contenenti glifosato, con effetto immediato, applicando il principio di precauzione’. Seduta in Aula in Senato mi guardo intorno e temo che qualche collega possa presentare un’interrogazione per chiedere ai ministri competenti se non sia il caso di sospendere, con effetto immediato, la commercializzazione dello speck, posizionato nella categoria a maggior rischio. Alcuni magari brinderanno con un bicchiere di vino dimenticando che lo Iarc pone l’alcol nella stessa categoria delle carni lavorate. Gruppo 1”.