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CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA ED INDICAZIONE D’ORIGINE OBBLIGATORIA PER TUTELARE IL RISO ITALIANO
Scritto il 21-11-2015 da Ufficio stampa | Categoria: Produzioni piemontesi
L’aula di Montecitorio ha detto sì alle mozioni sulle iniziative, da portare avanti in sede europea, per la tutela del settore risicolo italiano, con particolare riferimento all’importazione del riso dalla Cambogia.
Il primo provvedimento che si deve chiedere alla Ue di adottare é l’attivazione della clausola di salvaguardia, prevista dal Sistema delle preferenze tariffarie, indispensabile per porre un freno all’aumento progressivo delle importazioni a dazio zero dai Paesi aderenti all’accordo EBA, Everything But Arms.
L’aumento anomalo delle importazioni sta riducendo i prezzi di mercato del riso indica prodotto nell’Ue al di sotto dei costi di produzione, con gravi danni per le nostre imprese. La concorrenza cambogiana ha provocato una sensibile contrazione in Italia delle superfici seminate a riso indica (circa 22% in meno nel 2014).
Se le industrie italiane non potranno più approvvigionarsi di riso greggio indica nazionale, perderanno il mercato del riso lavorato indica, acquisito nell’ultimo decennio grazie a importanti investimenti in corso di ammortamento.
Il nostro Paese è il primo produttore di riso europeo: sono circa 4.400 le aziende agricole su una superficie di almeno 235.000 ettari. L’area piemontese associata a quella lombarda della Lomellina rappresenta l’80% della area risicola italiana, ma importanti sono anche le sonore del Veronese, del Ferrarese, del Mantovano o i 3.000 entri della zona di Oristano o piccole isole di grande pregio come quella di Sibari in Calabria.
Il riso dà un contributo importante alla nostra ricchezza con 1 milione 600 mila tonnellate di risone, per un valore identificabile in circa 500 milioni di euro. Gli stabilimenti industriali, le palerie che procedono alla trasformazione, sono circa un centinaio.
Questi sono i dati che ci dicono che dobbiamo tutelare il riso italiano, non solo ponendo un freno alle importazioni a tasso zero, ma anche valorizzando il made in italy, anche attraverso un sistema di etichettatura di provenienza. Per questo occorre porre mano al regolamento comunitario che non prevede l’obbligatorietà dell’etichettatura trasparente.