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IN CALO LE RESE NON SOLO DEL MAIS, MA ANCHE DEL SORGO E DELLA SOIA
Scritto il 09-10-2015 da Ufficio stampa | Categoria: Coltivazione erbacee
Terminata la campagna del mais, nella seconda decade di settembre è iniziata la raccolta della soia. In Italia, cosi come altri paesi europei si registra una forte contrazione delle rese per tutte le principali specie di cereali e proteoleaginose, passando da 100 a 65 quintali ad ettaro per il sorgo, da 120 a 75 quintali per il mais, da 40 a 25 quintali per la soia.
Contrariamente a quanto registrato per le orticole, la diminuzione produttiva non ha determinato un aumento dei prezzi.Dal momento che le attuali quotazioni di grano tenero e mais non riescono nemmeno a coprire i semplici costi di produzione, c’è il rischio concreto della disaffezione degli agricoltori nei confronti di queste due colture. Questa eventualità non deve assolutamente concretizzarsi perché metterebbe a rischio produzioni italiane di alta qualità e favorirebbe, dall’altro lato, il ricorso alle importazioni tout court.
Molto grave sarebbe poi se si riducesse ulteriormente la superfichie coltivata a soia in Europa. La soia é una coltura strategica da cui dipende il nostro comparto zootecnico.La farina di estrazione di soia é presente in tutti i mangimi.
In l’Europa si coltivano circa 600 mila ettari a soia. Se l’Europa volesse divenire indipendente per la soia, dovrebbe moltiplicare per venti le attuali produzioni, passando dai 600 mila ettari attualmente coltivati a ben 13,5 mio di ettari. Per sopperire alla necessità dell’industria mangimistica, l’Europa importa attualmente il 95% della soia di cui necessita, di cui l’82% è ogm. Usa, Brasile e Argentina sono i tre Paesi maggiori produttori di soia: insieme fanno l’84% del totale prodotto con oltre 260 milioni di tonnellate.
Alcuni analisti prevedono che la crescita dei consumi di carne nei Paesi produttori possa immobilizzare nel prossimo futuro parte delle produzioni nei Paesi stessi, riducendo la disponibilità per le esportazioni. In altre parole, potremmo avere meno soia con la quale nutrire le nostre “bistecche”, perché è rimasta in Brasile a nutrire le loro.
Cio’ pone alcuni problemi. Innanzitutto serve un piano europeo per lo sviluppo delle colture proteiche. Non solo soia, ma anche piselli, fave, favini e erba medica. Un piano che la Cia ha più volte sollecitato rimanendo inascoltata. La nostra zootecnia non puo’ rimanere legata mani e piedi , in eterno, all’importazione dall’estero di un prodotto essenziale.
Difficile inoltre pensare che un Continente come quello europeo possa rifiutarsi al confronto con le colture biotecnologiche, anche perché i costi delle filiere completamente ogm free sarebbe altissimo.