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L’INDICAZIONE DELL’ORIGINE E’ FONDAMENTALE, MA DA SOLA NON PUO’ RISOLVERE TUTTI I PROBLEMI DELLA RISICOLTURA ITALIANA

Scritto il 19-10-2015 da Ufficio stampa | Categoria: Produzioni piemontesi

I nostri risicoltori guardano con sempre maggiore preoccupazione alle continue aperture della Ue al riso proveniente dall’Estremo Oriente a dazio zero, e si sentono poco tutelati sia dal Governo, sia dalla Regione.

L’assessore Ferrero ha rilasciato recentemente un’intervista ad SdP sotolineando l’importanza dell’indicazione di origine del riso: “Il fatto è che italiani e piemontesi dovrebbero puntare di più sul riconoscimento delle denominazioni e fare pressioni per un’etichettatura che indichi la provenienza del prodotto. Dazi e azioni di protezione sono sempre meno difendibili sia a livello Ue sia in campo internazionale. I disciplinari, le dop, in questo senso sono lo strumento migliore per difendere e valorizzare la biodiversità delle agroeccellenze italiane. Facciamolo”.

L’indicazione dell’origine è una richiesta che i produttori piemontesi di riso hanno avanzato da tempo, ma da sola non puo’ risolvere tutti i problemi della nostra risicoltura. Il persistente aumento delle importazioni dall’Estremo Oriente continua a creare una forte pressione sul mercato Ue, con conseguente riduzione dei prezzi del riso di tipo indica e disincentivo a coltivare questo tipo di riso.Non basta l’indicazione d’origine. Si deve porre un freno all’ingresso in Europa del riso dalla Cambogia, dal Myanmar e dal Vietnam.

L’accordo sottoscritto dall’Unione europea sull’importazione di riso a dazio zero da alcuni Paesi dell’Estremo Oriente è un via libera alla concorrenza sleale. I nostri produttori sono infatti tenuti al rispetto delle norme sulla salute, sulla sicurezza alimentare e ambientale e dei diritti dei lavoratori, mentre i produttori asiatici hanno pochi obblighi e per questa ragione possono vendere il loro riso a prezzi ultracompetitvi. Non é un caso che il sistema di allerta rapido Europeo (RASFF) abbia effettuato numerose notifiche per riso e prodotti derivati di provenienza asiatica per la presenza di pesticidi non autorizzati ed assenza di certificazioni sanitarie.

E’ vero, come afferma l’Assessore, che dazi e azioni di protezione sono sempre meno difendibili, ma la salute dei consumatori ed i diritti dei lavoratori sono valori che non possono immolati sull’altare della globalizzazione.

I nostri produttori chiedono di applicare l’articolo 22 del regolamento (UE) n. 978/2012 che prevede che, a partire dal 1° gennaio 2014, qualora le importazioni di un prodotto esenti da dazi e provenienti dai Paesi meno sviluppati aumentino in modo tale da “causare o rischiare di causare gravi difficoltà”, come effettivamente sta avvenendo, vengano ripristinati “i normali dazi della tariffa doganale comune” (clausola di salvaguardia, articolo 20 del regolamento (CE) n. 738/2008).

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