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AD EXPO ASSEMBLEA MONDIALE DELLE INDICAZIONI GEOGRAFICHE
Scritto il 15-10-2015 da Ufficio stampa | Categoria: Prodotti tipici
L’Italia é saldamente al comando della classifica europea delle produzioni certificate. Ben 274 dop e igp e 523 vini docg doc e igt, la cui tutela ricopre un ruolo cruciale. Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, aprendo i lavori a Expo, all’Assemblea mondiale delle indicazioni geografiche. Un confronto internazionale organizzato dal Mipaaf e dal ministero dello Sviluppo economico sulle politiche di tutela e di valorizzazione dell’origine dei prodotti e del legame con i territori di produzioni.
Realizzare una protezione internazionale efficace dei prodotti certificati è una questione di fondamentale importanza, soprattutto per l’Itala i cui prodotti sono imitati in tutto il mondo. Si calcola che nella sola Ue la partita tra il finto italiano e quello vero vede la nostra sconfitta per due a uno: due prodotti italian sounding venduti per ogni prodotto autentico. Negli Stati Uniti e in Canada il ‘simil-italiano’ supera il vero made in Italy di quasi 10 a 1 (nel Nord America la riconquista delle quote di mercato ‘scippate’ vale 24 miliardi di euro, a cui si aggiungono tre miliardi di contraffazione vera e propria).
Ma non ci si puo’ limitare alla parte repressiva. Occorre anche lavorare sul fronte della promozione. Il ministro ha annunciato che il Governo sta attuando un piano di promozione per l’agroalimentare di qualità Made in Italy che “non ha precedenti, con una forte strategia di attacco all’Italian sounding”.
Non è pero’ tutto oro quel che luce. Il primato italiano di prodotti certificati ha anche un risvolto negativo su cui sarebbe necessario meditare: oltre l’80% del giro d’affari delle dopo ed igp italiane è realizzato dalle prime 10 etichette. Molte dop ed igp restano confinate spesso nel proprio territorio d’origine.
L’Italia è terra di prodotti tipici, ma è anche di campanili. Le rivalità di campanile hanno portato spesso alla divisione delle forze ed a chiedere il riconoscimento di Dop ed Igp anche quando non era il caso. E’ necessario, dopo una fase di politica espansiva dei prodotti dop ed igp, aprire ora una fase di razionalizzazione quali-quantitativa.
E’ arrivato il momento di lavorare affinché il primato italiano nei prodotti dop ed igp si traduca effettivamente in reddito per i produttori, procedendo ad una razionalizzazione dei marchi, perché la quantità di prodotti a registro non è di per sé sinonimo di un aumento dei ricavi per le aziende. Il numero non è sempre potenza.