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ISMEA ED ASSOCIAZIONE REGIONALE ALLEVATORI: QUEST’ANNO C’E’ UN’ALTA PERCENTUALE DI MAIS CONTAMINATO DA AFLATOSSINE
Scritto il 28-09-2015 da Ufficio stampa | Categoria: Produzioni piemontesi
L’istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ismea) ha diffuso il consueto overview sui mercati agroalimentari, mettendo in evidenza che quest’anno c’é un’alta percentuale di mais contaminato da aflatossine. Anche l’Associazione piemontese degli allevatori ha invitato gli operatori a fare attenzione “in merito alla presenza di Aspergillus Flavus che potrebbe determinare, per la produzione maidicola 2015, un innalzamento della contaminazione di aflatossina B1”.
In attesa di notizie e di dati più precisi, soprattutto per quanto riguarda il Piemonte, sono doverose alcune riflessioni.
Le aflatossine nel mais, che possono produrre danni a lungo termine sull’uomo e sugli animali, sono una realtà palpabile e concreta che, con maggiore o minore intensità a seconda dell’andamento climatico, si ripresenta ormai ogni anno.
Negli anni scorsi il legislatore comunitario è intervenuto diverse volte con norme specifiche per definire i tenori massimi di contaminazione da aflatossine, imponendo limiti molto più restrittivi rispetto a quelli consentiti in altri mercati (come ad esempio quello statunitense), in applicazione nel principio di precauzione.
Alle richieste di rivisitazione dei parametri, manifestate in certe annate dal mondo agricolo, allineandoli a valori più realistici e più vicini a quelli praticati negli Stati Uniti, dove, ad esempio, le soglie sono state ricalibrate in funzione del tipo di allevamento, il nostro Ministero della Salute ha sempre risposto di no perché “è doveroso procedere tenendo conto della gerarchia degli interessi implicati nella filiera alimentare”. L’attenzione deve quindi essere centrata sulla prevenzione.
E’ stato ampiamente dimostrato che l’accumulo di tossine fungine nelle piante e nel chicco di mais è direttamente correlato con il livello di infestazione di un insetto, la piralide, le cui larve attaccano soprattutto le spighe, rodendo le cariossidi. Successivamente penetrano nel tutolo ed in parte nel culmo, spingendosi fino alla base e creano l’ambiente per lo sviluppo dei funghi che producono le aflatossine.
Da alcuni anni nelle campagne lombarde si prova a combattere la piralide spargendo sui campi, tramite droni, larve di Trichogramma brassicae, un imenottero che ama molto le uova di questo insetto. Attualmente é in fase di sperimentazione da parte dell’Università di Piacenza la lotta biologica mediante l’impiego di ceppi atossici antagonisti di quelli tossigeni. I risultati fin qui ottenuti lasciano ben sperare, ma occorrono altri riscontri e comunque siamo ancora lontani da un’applicazione massiva di queste nuove tecnologie.
Risultati più sicuri ha invece già dato il mais biotech ingegnerizzato con sequenze geniche provenienti da Bacillus thuringiensis, per produrre proteine ad effetto insetticida in risposta all’attacco di insetti fitofagi, tra cui la piralide. La coltivazione del mais biotech, laramente diffusa negli Stati Uniti, non é pero’ consentita in Italia, dove le uniche pratiche che vengono utilzzate per ridurre la probabilità di incorrere in elevate contaminazioni da aflatossine sono la rotazione delle colture, la scelte degli ibridi, ma soprattutto i trattamenti con massicce quantità di insetticidi.
Non è nostra intenzione chiedere che venga autorizzata a tutti i costi la coltivazione del mais biotech, ma auspichiamo che, per scongiurare la sistematica presenza delle aflatossine nel mais, si apra una discussione serena, costruttiva e razionale, dando fiducia alla scienza ed alla ricerca nel valutare i pro e i contro di tutte le strategie utili a garantire la sostenibilità, la sicurezza e la qualità alimentare del nostro mais, compreso il miglioramento genetico.
E’ veramente sconfortante che ogni anno si debba distruggere o destinare molta parte nostro mais alla produzione di biocarburanti, invece che all’alimentazione animale ed umana e che se ne debbano importare grandi quantità dall’estero, in parte ogm, per sopperire alle esigenze della nostra industria mangimistica.
Lodovico Actis Perinetto – Presidente Cia Piemonte