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OGGI L’AGRICOLTURA RIESCE A PRODURRE CIBO PER 3,5 MILIARDI DI PERSONE IN PIU’ RISPETTO AL 1970, UN MIRACOLO TECNOLOGICO
Scritto il 13-05-2015 da Ufficio stampa | Categoria: Politica agricola
Nutrire il pianeta: questo é il filo conduttore dell’Expo che è in corso a Milano. Non è quindi tempo perso cercare di capire come stanno le cose oggi e come cambieranno domani.
La prima domanda è se oggi tutti si nutrono a sufficienza: la risposta è no. Più di ottocento milioni di persone, cioè circa il 12% degli abitanti del pianeta, soffrono la fame. Un numero impressionante. Va detto pero’ che dal 1970 ad oggi la popolazione mondiale è raddoppiata, superando oggi i 7 miliardi, mentre il numero di persone che soffre la fame è rimasto uguale a quello del 1970: circa 800 milioni. Ciò significa che, non essendo aumentata la superficie coltivabile, l’agricoltura, grazie all’innovazione tecnologica che ha consentito uno straordinario incremento della produttività, oggi riesce a sfamare quasi 3,5 miliardi di persone in più rispetto al 1970.
La Fao stima che la produttività dell’agricoltura debba aumentare di un ulteriore 70% per produrre cibo a sufficienza per i 12 miliardi di abitanti, quanti popoleranno il nostro pianeta nel 2050. Per raggiungere l’obiettivo della sicurezza alimentare occorrerà moltiplicare le risorse destinate alla ricerca agraria. Tutti gli esperti concordano che se non ci saranno forti investimenti in ricerca ed innovazione, la produzione di cibo non sarà in grado di seguire l’aumento della domanda, anche perché la superficie coltivabile non è destinata ad aumentare e quindi si dovrà necessariamente incrementare la produttività, ovvero la quantità di prodotto generato da ogni unità di superficie.
L’esigenza di incrementare la produttività agricola riguarda anche i Paesi meno sviluppati, tutti interessati da un forte aumento demografico e dove per sovvenire alle esigenze alimentari di una popolazione urbana in crescita smisurata l’agricoltura non puo’ più essere di sussistenza ed avere la sola funzione di nutrire chi coltiva il terreno o il piccolo villaggio, ma deve avere anche uno scopo commerciale e poggiare su una rete efficiente di distribuzione dei prodotti che raggiunga le città. Si stima che prima della metà di questo secolo, il 70% dell’umanità, anche nei Paesi meno sviluppati o in via di sviluppo, vivrà nelle città.
Il concetto che bisogna produrre di più è molto elementare, ma è necessario ribadirlo con forza, perché in questo momento sono in molti, compresi diversi intellettuali, quelli che auspicano un ritorno generalizzato all’agricoltura cosiddetta tradizionale, di piccola scala, magari tutta zappa e bicipti, o pensano che all’agricoltura debbano essere affidati gli obiettivi più disparati, di carattere spesso vago, ma certamente sempre meno l’obbiettivo della produttività.
La “modernizzazione” dell’agricoltura comporta dei problemi, che però si devono risolvere guardando in avanti e non all’indietro. La posta in gioco per l’agricoltura nei prossimi anni sarà riuscire a creare un equilibrio armonioso tra rispetto dell’ambiente, sicurezza degli alimenti e redditività delle aziende. Gli agricoltori sentono fortemente questo impegno, ma soltanto con le nuove tecnologie sarà possibile assicurare una produzione sostenibile di derrate alimentari a fronte di una domanda mondiale in continua crescita e garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali.