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ITALIAN SOUNDING, PASSARE DALLE DENUNCE ALLE AZIONI DI CONTRASTO. L’ACCORDO CON EBAY E’ SOLO UN PRIMO PASSO
Scritto il 23-03-2015 da Ufficio stampa | Categoria: Consumi
Il fenomeno dell’italian sounding, cioè i prodotti che sembrano italiani ma non lo sono, è molto diffuso ed a sentire i calcoli, a leggerne l’entità nero su bianco fa un certo effetto. A livello mondiale, il giro d’affari annuo dell’iItalian sounding è stimato in circa 60 miliardi di euro l’anno, circa il doppio dell’attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari. Quindi, due prodotti su tre commercializzati all’estero si riconducono solo apparentemente al nostro Paese.
La situazione è ormai fin troppo nota. Le denunce non servono più. E’ giunto il tempo di passare alle azioni di contrasto, indifferibili e necessarie soprattutto in aree della massima importanza commerciale, come gli Stati Uniti, dove il simil-italiano supera il vero made in Italy di quasi 10 a 1. Ma anche nella più tutelata Europa, dove la falla dell’export è grave, con un rapporto appunto di 2 ad 1.
Inutile nascondersi che non si tratta di una cosa facile. Mentre l’agropirateria, cioè la contraffazione vera e propria, è un illecito perseguibile penalmente, l’italian sounding costituisce un enorme business che si muove in una zona grigia e può essere combattuto solo attraverso regole e accordi internazionali, che consentano di assicurare una totale trasparenza sulla qualità delle materie prime e sui processi produttivi utilizzati dagli operatori della filiera.
Distinguere tra agropirateria ed italian sounding è importante, perché si tratta di due fenomeni diversi, nei confronti dei quali vanno adottati metodi di lotta diversi. Troppo spesso invece anche i cosiddetti esperti fanno confusione tra agropirateria ed italian sounding. Per capire la differenza é emblematico il caso del famoso “Parmesan cheese”. Chi lo produce non lo spaccia per Parmigiano-reggiano autentico, altrimenti si tratterebbe di un chiaro caso di agropirateria perseguibile per legge, ma come “a type of hard cheese inspired by Parmigiano-Reggiano cheese from Parma, Italy”, ovvero sfrutta l’italian sounding, ed il contrasto per vie legali diventa molto più complesso.
Grazie all’accordo con Ebay il ministero delle Politiche agricole negli ultimi dieci mesi ha aperto 160 procedure, bloccando la vendita in Europa di prodotti falsi per 50 milioni di euro. “Siamo capofila nella frontiera del web”, ha spiegato Martina annunciando che ad Expo si lavorerà anche su questo tema. L’iniziativa è buona, ma si tratta sempre di lotta contro l’agropirateria.
Per contenere la diffusione dell’italian sounding occorrono più che altro adeguate campagne di informazione e iniziative di promozione, per far comprendere ai consumatori stranieri la differenza tra i prodotti. Ma soprattutto, in sede Wto e Ttip vanno rilanciati due temi: la tutela del sistema comunitario delle indicazioni geografiche e gli standard produttivi in campo ambientale e sociale.
Gabriele Carenini – Vice Presidente Cia Pimonte