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IL PARLAMENTO EUROPEO BOCCIA L’ETICHETTA A SEMAFORO INGLESE
Scritto il 28-03-2015 da Ufficio stampa | Categoria: Europa
La Commissione ambiente, sanità e sicurezza alimentare dell’Europarlamento ha bocciato il sistema inglese dei ‘semafori’ sugli alimenti. Ha avuto la meglio, con 50 a favore e 18 contrari, la delegazione degli eurodeputati italiani. Il voto della Commissione segue la decisione del collegio dei commissari dell’Unione europea che il primo novembre 2014 aveva aperto una procedura di infrazione nei confronti della Gran Bretagna, con la motivazione che l’etichetta a semaforo potrebbe costituire una distorsione del mercato interno.
Il famigerato “semaforo”stabilisce se un prodotto è buono o cattivo in base alla quantità di grassi, zuccheri e sale presenti negli alimenti per la salute. Paradossalmente dà la luce verde alle bibite gassate e blocca, invece, Parmigiano e San Daniele.
L’Italia da tempo ha ingaggiato una battaglia per chiedere l’abolizione del semaforo che finisce per falsare le reali qualità nutritive dei prodotti alimentari e crea un ostacolo alla libera circolazione delle merci, che è uno dei pilastri sui cui si regge l’Ue.
L’Italia non puo’ pero’ invocare il rispetto delle regole europee soltanto quando le conviene. Poco più di quattro anni fa il nostro Parlamento ha approvato una legge sull’etichettatura, la n.4 del 3 febbraio 2011, che dispone l’obbligo, per tutti i prodotti alimentari posti in commercio, trasformati e non, di riportare nell’etichetta anche l’indicazione del luogo di origine o di provenienza della materia prima.
La legge è ottima, ma in palese contrasto con la normativa europea, tant’è che la Commissione diffido’ l’Italia dall’applicarla. Nessun Paese, infatti, può permettersi di adottare in materia di etichettatura regole ulteriori rispetto a quelle comunitarie.
La Direttiva 2000/13/CE prescrive infatti che le norme sull’etichettatura siano “armonizzate a livello dell’Unione europea per consentire ai consumatori europei di operare le loro scelte con cognizione di causa e per eliminare ogni ostacolo alla libera circolazione dei prodotti alimentari e le disparità nelle condizioni di concorrenza”.
Stare dentro l’Ue non è un obbligo, ma una scelta che impone che si abbia il massimo rispetto delle regole che gli Stati membri si sono liberamente dati. Maledette o benedette, alle regole europee bisogna attenersi. Il che non significa ovviamente rinunciare ad impegnarsi per modificarle. Sull’etichettatura è necessario che il nostro Governo svolga un’azione più determinata per convincere l’Europa ad adottare misure più in sintonia con la sensibilità dei consumatori e degli agricoltori. L’etichetta d’origine deve essere un obbligo per consentire ai consumatori di scegliere in modo consapevole ed agli agricoltori di difendere e valorizzare le proprie produzioni di qualità.
La trasparenza sull’origine dei prodotti, sia freschi che trasformati, è un’urgenza che non ha alternative, ma l’Italia non può legiferare sull’etichettatura a suo piacimento. Deve riuscire a far valere il suo punto di vista in Europa.
Il Governo, saggiamente, non ha mai emanato i decreti attuativi della legge sull’etichettatura, nonostante le sollecitazioni di Coldiretti, per cui la legge é rimasta inapplicata. Se fosse andato avanti e la legge, nonostante le diffide della Ue, fosse entrata in vigore, con che faccia i nostri eurodeputati avrebbe potuto votare contro l’etichetta a “semaforo” inglese?