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IN DIMINUZIONE LO SPRECO DI CIBO, IN AUMENTO LA MALNUTRIZIONE
Scritto il 01-12-2014 da Ufficio stampa | Categoria: Consumi
Francesco Mele, responsabile per Slow Food della “lotta agli sprechi”, su La Stampa del 30 novembre, nella pagina dedicata all’agricoltura, é ritornato ad affrontare il tema dello spreco di cibo. Si tratta di un tema importante sul quale si continuano a riversare fiumi di parole, senza che venga fatto alcunché di veramente incisivo.
Che fine ha fatto, ad esempio, il Pinpas, il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare in Italia, che prevedeva un “decalogo” di misure per battere lo spreco in Italia, illustrate in pompa magna in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2014, il 5 giugno scorso, dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti con il coordinatore dello stesso Pinpas, Andrea Segrè? Non se ne sa più nulla.
La stessa Commissione Ue, che si è proposta l’obiettivo della riduzione del 30% dello spreco alimentare entro il 2025, non ha preso alcuna iniziativa in tal senso. Fonti della Commissione raccontano che dietro al ritardo nel prendere provvedimenti concreti ci sarebbe “la mancanza di dati affidabili”. Cio’ purtroppo è vero. Chi segue, anche superficialmente, il dibattito intorno allo spreco di cibo, ha avuto modo di verificare che circolano molti dati diversi, spesso completamente diversi.
Su la Repubblica del 19 dicembre 2013, Francesco Mele, affermo’che in Italia ogni persona butta ogni anno nella spazzatura cibo per un valore di 1.600 euro (“I dati più attendibili ……. dicono che ogni persona butta nel cestino il 27 per cento di ciò che compra, quasi 1.600 euro all’anno”). Moltiplicando 1.600 per 60 milioni, quanto sono gli Italiani, si arriva alla spaventosa cifra di 96 miliardi di euro, pari a quasi il doppio della plv agricola ed al 5,6% del pil nazionale.
Secondo il rapporto 2013 dell’Osservatorio Waste Watcher (osservatorio nazionale sullo spreco promosso nell’ambito dell’Alma mater studiorium, Università di Bologna), ogni famiglia italiana butta in media circa 200 grammi di cibo la settimana per un valore di circa 8,7 miliardi di euro all’anno, pari allo 0,5 del pil. Tra 96 miliardi ed 8,7 miliardi c’è una bella differenza.
La diversità dei dati è spiegabile con il fatto che quasi tutti sono frutto di stime basate perlopiù sulla percezione degli intervistati e non di ricerche approfondite, ma il pubblico non lo sa e prende per buoni anche i dati più inverosimili.
Un rapporto della Fao sul food waste, pubblicato nel giugno 2014, conferma l’inaffidabilità dei dati in circolazione. Gli autori del rapporto sottolineano che “definizioni diverse, diverse metriche, diversi protocolli di misura e la mancanza di standard per la raccolta dei dati” sono tuttora un “enorme ostacolo” per individuare cause e soluzioni praticabili al problema.
Lo spreco domestico di cibo in Italia, anche se non ben quantificato, rappresenta comunque un fenomeno importante, ma, secondo tutti gli osservatori, è in netto e costante calo, mentre il problema emergente è la malnutrizione che riguarda un numero crescente di persone. Moltissimi Italiani, disoccupati, in cassa integrazione o pensionati al minimo, cercano di sopravvivere mettendo in pratica una vera e propria spending review dei consumi, tagliando la spesa alimentare, rinunciando alla quantità o alla qualità dei cibi o a entrambe le cose e sprecando il meno possibile.
Le statistiche dell’Istat relative al 2013 dicono che il 62% delle famiglie ha ridotto quantità e qualità del cibo acquistato, percentuale che supera il 70% al Sud. Per 6,5 milioni di famiglie i discount sono diventati l’unica alternativa sostenibile per resistere ai colpi della crisi, mentre nel Meridione la disoccupazione più alta della media e i redditi esigui fanno sì che un cittadino su quattro non possa permettersi un pasto adeguato tutti i giorni. Nel 2013 gli Italiani hanno speso soltanto 114 miliardi e 297 milioni di euro per alimentari e bevande non alcoliche, cioè 3,6 miliardi in meno rispetto al 2012. Mai si era scesi fino a questa cifra negli ultimi 23 anni.
Le campagne di sensibilizzazione contro lo spreco di cibo sono giustissime. La convinzione che il cibo buttato via sia un insulto per tutte le persone che non hanno di che mangiare è ormai entrata a far parte della consapevolezza dell’opinione pubblica, ma è discutibile che in questo momento lo spreco di cibo sia il principale problema su cui concentrare l’attenzione, almeno nel nostro Paese.