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L’ITALIA AL COMANDO DELLA CLASSIFICA EUROPEA CON 266 PRODOTTI A DENOMINAZIONE, MA C’E’ ANCHE L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA. I PRIMI 20 PRODOTTI FANNO IL 97% DEL FATTURATO. I RESTANTI SOLTANTO IL 3%
Scritto il 05-11-2014 da Ufficio stampa | Categoria: Consumi
L’Italia resta saldamente al comando della classifica europea delle produzioni certificate. Con il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta alla Piadina romagnola e alla Salama da sugo, i marchi Dop e Igp italiani sono saliti a quota 266, allungando sempre di più la distanza da Francia e Spagna. Parigi, infatti, è ferma a 207 riconoscimenti e la Spagna a 162. Ancora più dietro Berlino con solo 99 prodotti a denominazione.
C’è pero’ anche l’altra faccia della medaglia. Il 97% del fatturato complessivo del paniere Dop e Igp italiano è legato esclusivamente a una ventina di prodotti: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Aceto Balsamico di Modena, Mela Alto Adige, Prosciutto di Parma, Pecorino Romano, Gorgonzola, Mozzarella di Bufala Campana, Speck Alto Adige, Prosciutto San Daniele, Mela Val di Non, Toscano, Mortadella Bologna, Bresaola della Valtellina Igp e Taleggio. Tutti gli altri prodotti a denominazione totalizzano insieme il 3% del fatturato.
L’Italia è terra di prodotti tipici, ma è anche di campanili. Le rivalità di campanile hanno portato spesso alla divisione delle forze ed a chiedere il riconoscimento di Dop ed Igp anche quando non era il caso. E’ necessario, dopo una fase di politica espansiva dei prodotti dop ed igp, aprire ora una fase di razionalizzazione quali-quantitativa.
I prodotti dop ed igp sono assoggettati ad un complesso sistema di controlli pubblici, senza contare gli investimenti necessari per la tutela, la vigilanza e le verifiche del rispetto dei disciplinari di produzione. In molti casi i costi sono maggiori del valore aggiunto che prodotti dop ed igp riescono a creare. E’ arrivato il momento di lavorare affinché il primato italiano nei prodotti dop ed igp si traduca effettivamente in reddito per i produttori. La quantità di prodotti a registro non è di per sé sinonimo di un aumento dei ricavi per le aziende.
Gabriele Carenini – Vice Presidente Cia Piemonte