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L’AUTOSUFFICIENZA ALIMENTARE ITALIANA CALATA IN VENT’ANNI DAL 93% ALL’80%
Scritto il 14-11-2014 da Ufficio stampa | Categoria: Consumi
La dicitura “made in Italy” dovrebbe significare che non solo la trasformazione è avvenuta in Italia, ma che anche le materie prime sono di provenienza italiana. Non sempre pero’ l’Italia agricola produce la materia prima necessaria. L’industria della pasta, ad esempio, deve ricorrere ai grani esteri per soddisfare il deficit di quasi due milioni di tonnellate della produzione nazionale. Per altro, i consumatori di tutto il mondo associano la qualità della pasta non tanto all’origine dei grani utilizzati (che sin da tempi storici sono anche di provenienza straniera), bensì al know-how italiano e all’arte dei maestri pastai italiani.
Se l’Italia agricola non produce abbastanza materia prima è giusto che le industrie di trasformazione la cerchino sul mercato globale, ma se l’Italia produce o è potenzialmente in grado di produrre le materie prime necessarie e l’industria preferisce comunque rifornirsi all’estero, non dovrebbe essere consentito ai prodotti di tale industria di fregiarsi del marchio made in Italy.
Affermato questo, è necessario riflettere su un altro dato di fatto: nel giro di vent’anni l’autosufficienza alimentare italiana è calata dal 93 all’80% ed è aumentato il ricorso delle industrie di trasformazione, mangimifici compresi, alle materie prime di importazione.
Le ragioni del calo della quota di autosufficienza sono molte e varie, ma non sarà colpa anche di coloro i quali hanno fatto passare la quantità come qualcosa di cui vergognarsi? Che hanno criminalizzato le cosiddette produzioni massive o gli allevamenti intensivi, accusandoli di tutte le peggiori nefandezze, dall’uso incontrollato di agrofarmaci alle torture nei confronti degli animali?
Non sarà forse anche a causa delle continue e insensate campagne contro le tecnologie più moderne, genetiche e chimiche, che oggi le produzioni agrarie nazionali sono calate vistosamente fino a far divenire il Bel Paese un imbuto in cui mezzo mondo infila le proprie materie prime?
Non sarà forse anche a causa dell’idolatria verso l’agricoltura “contadina” e verso bucoliche varietà antiche, ben poco produttive, se oggi manca all’appello una quota importante di prodotto interno? Quasi che in Italia chi produce ricchezza in quantità debba essere massacrato e imbavagliato a tutti i costi.
Più che fare barricate al Brennero per fermare i Tir carichi di suini stranieri, servirebbe forse che si incominciasse a capire che solo innalzando i volumi prodotti internamente si potrà poi dire all’industria alimentare e alla Gdo di acquistare in Italia anziché all’estero.