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LA UE AVVIA LA PROCEDURA D’INFRAZIONE NEI CONFRONTI DELLA GRAN BRETAGNA CONTRO IL FAMIGERATO SEMAFORO IN ETICHETTA
Scritto il 02-10-2014 da Ufficio stampa | Categoria: Europa
La Commissione Ue ha formalmente aperto una procedura d’infrazione nei confronti delle Gran Bretagna contro il famigerato “semaforo” in etichetta. Il contestato sistema introdotto sui prodotti venduti oltre Manica – che in base alla quantità di grassi, zuccheri e sale presenti negli alimenti dice se un prodotto è buono o cattivo per la salute – dà paradossalmente la luce verde alle bibite gassate e blocca, invece, Parmigiano e San Daniele.
L’Italia da tempo ha ingaggiato una battaglia per chiedere l’abolizione del semaforo che finisce per falsare le reali qualità nutritive dei prodotti alimentari, creando quindi una discriminazione all’interno del mercato interno e un ostacolo alla libera circolazione. La battaglia ha avuto finalmente successo.
L’Italia non deve pero’ invocare il rispetto delle regole europee soltanto quando le conviene. Poco più di tre anni e mezzo fa il nostro Parlamento ha approvato una legge sull’etichettatura, la n.4 del 3 febbraio 2011, che dispone l’obbligo, per tutti i prodotti alimentari posti in commercio, trasformati e non, di riportare nell’etichetta anche l’indicazione del luogo di origine o di provenienza della materia prima. La legge è in palese contrasto con la normativa europea. Nessun Paese, infatti, può permettersi di adottare in materia di etichettatura regole ulteriori rispetto a quelle comunitarie. La Direttiva 2000/13/CE prescrive infatti che le norme sull’etichettatura siano “armonizzate a livello dell’Unione europea per consentire ai consumatori europei di operare le loro scelte con cognizione di causa e per eliminare ogni ostacolo alla libera circolazione dei prodotti alimentari e le disparità nelle condizioni di concorrenza”.
Il Governo, saggiamente, non ha mai emanato i decreti attuativi della legge, nonostante le sollecitazioni di Coldiretti, per cui la legge è rimasta inapplicata e l’Italia non ha corso il rischio di incorrere in una (ennesima) procedura d’infrazione analoga a quella che la Commissione ha avviato nei confronti della Gran Bretagna. Se le sollecitazioni della Coldiretti fossero state accolte, l’Italia avrebbe rimediato l’ennesima brutta figura in ambito comunitario. Con che faccia avrebbe potuto sostenere la battaglia contro l’etichetta a “semaforo” inglese?
Se l’Italia vuol essere credibile in Europa non puo’ praticare l’europeismo a giorni alterni, come ha fatto in passato con una certa frequenza.