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LA FILIERA AGRICOLA TUTTA ITALIANA DELLA COLDIRETTI, SOLO CHIACCHIERE E DISTINTIVO
Scritto il 03-10-2014 da Ufficio stampa | Categoria: Agrinsieme
Il documento di Coldiretti Piemonte, contenente le proposte e le osservazioni dell’Organizzazione rispetto al PSR 2014/2020, tesse l’ennesimo peana del “Progetto per una Filiera Agricola Tutta Italiana” : “In particolare, per gli interventi destinati alla trasformazione, Coldiretti Piemonte ha evidenziato quanto sia fondamentale che attraverso il P.S.R. Piemonte 2014/2020 si realizzi l’acquisizione di valore aggiunto per le produzioni del territorio in una logica di filiera, così come contenuto nel Progetto di Coldiretti per la realizzazione di una Filiera Agricola Tutta Italiana: una progettualità sulla quale oggi vi è anche grande attenzione da parte dell’industria intelligente del nostro paese“.
Il “Progetto per una Filiera Agricola Tutta Italiana” è nato nel 2009 “per dare valore aggiunto agli agricoltori italiani, riequilibrare i rapporti di forza all’interno della filiera agroalimentare e consentire ai consumatori di fare acquisti sani e consapevoli”. Lo sbocco del progetto sarebbe dovuta essere la costruzione della “più estesa rete commerciale nazionale”.
L’ex Presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nel dicembre 2010, all’assemblea annuale dei Consorzi aderenti alla Coldiretti, annuncio’: ” Se il 2009 è stato il lancio della filiera agricola tutta italiana ed il 2010 quello in cui si è sviluppato, il 2011 sarà l’anno in cui la filiera agricola tutta italiana sarà visibilmente presente in tutto il territorio nazionale”.
Siamo nel 2014 e per cercare sul territorio nazionale qualche iniziativa che potrebbe avere le sembianze della filiera agricola tutta italiana di matrice Coldiretti bisogna usare la lente di ingrandimento, a meno di non spacciare per filiera agricola tutta italiana le bancarelle di Campagna Amica (fatturato nel 2011: 320 milioni di euro, dichiarato dalla Coldiretti; fatturato Coop: 13 miliardi di euro, certificato dal fisco) o la rete dei Consorzi Agrari, patrimonio di tutta l’agricoltura, ma piegata al progetto Coldiretti in modo discutibile.
L’aspirazione della Coldiretti a costruire la “più estesa rete commerciale nazionale”, facendo piazza pulita di tutti gli altri protagonisti del settore, è fatta della stessa materia di cui sono fatti i sogni, direbbe William Shakespeare, e sta facendo la ingloriosa fine del famoso progetto Aquila che negli anni novanta, secondo l’allora Presidente della Coldiretti Arcangelo Lobianco, avrebbe dovuto “mettere in rete tutto il sistema agricolo nazionale”. Fu un clamoroso fallimento. Il progetto Aquila non spicco’ mai il volo.
A proposito: Sergio Marini non doveva buttarsi in politica (intesa in senso lato) “per costruire un nuovo progetto per il rilancio dell’Italia, quale naturale evoluzione dei traguardi raggiunti e della storia recente di Coldiretti”? Anche questo progetto é finito nel nulla?
Ogni organizzazione é comunque libera di raccontare e raccontarsi quello che meglio crede. L’importante è che la Coldiretti non spacci per realizzazione concreta della filiera agricola tutta italiana qualche accordicchio con qualche industria alimentare, onde consentire alle stesse industrie alimentari di accedere più facilmente ai fondi del PSR 2014/2020.
Siamo convinti che la Coldiretti non lo farà, ma la storia dell’agricoltura piemontese è piena di accordi di filiera rimasti tragicamente sulla carta, che sono serviti soltanto alle industrie alimentare per incamerare risorse che erano destinate al mondo agricolo.